Bamako - “Una parte della popolazione civile si sta spostando dalle zone colpite dai combattimenti e dai bombardamenti nel nord del Mali verso luoghi più sicuri, fuori e dentro il paese”. Lo riferisce Code Cisse, responsabile della missione in Mali di Intersos, organizzazione umanitaria italiana che da 20 anni porta soccorso alle vittime di calamità naturali e conflitti armati: “Siamo preoccupati per le conseguenze della guerra: nell’area di Mopti dove c’è la nostra base abbiamo messo a punto un piano d’emergenza per accogliere nuovi sfollati in fuga dalle violenze”. Le operazioni congiunte dell’esercito maliano e di quello francese nelle zone di Gao, Lerè e Konna contro i gruppi ribelli delineano un quadro molto incerto e pericoloso. Dalla capitale Bamako, Cisse spiega come il personale sia in sicurezza a Mopti lontano dagli scontri armati, pronto a riprendere le attività logistiche per preparare distribuzioni di kit di prima necessità per gli sfollati in arrivo. Nelle 5 ‘province’ dell’area di Mopti, oggi tornata alla calma, Intersos interviene dall’inizio del conflitto nella regione nord dell’Azawad verificando le condizioni dei circa 41mila sfollati stimati, raccogliendo i dati dei nuclei familiari, della loro composizione e dei loro bisogni umanitari. Gli operatori raccolgono anche testimonianze di abusi e di violenze sessuali sulle donne. E’ in marcia anche un flusso ancora indefinito di persone verso il confine con la Mauritania, dove dall'inizio della crisi nel 2012 Intersos assiste i rifugiati dal Mali nel campo profughi di Mberra. Oggi oltre 50mila persone scappate dal nord del paese trovano accoglienza e riparo in condizioni difficili dovute alla povertà, alla malnutrizione e al clima estremo del deserto saheliano. (9colonne)
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