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Persone scomparse, Colosimo: serve piena interoperabilità banche dati

Roma, 18 nov - “Quello che spesso manca in questi racconti, è ricordarsi che stiamo parlando di persone che sono figli, fratelli, mariti, mogli e nella maggior parte dei casi queste persone lasciano un vuoto: proprio per dare risposta a quelle famiglie noi dobbiamo, possiamo secondo me, mettere in campo alcune operazioni”. Così Chiara Colosimo, presidente Commissione Antimafia, intervenuta al convegno "Ricerca delle persone scomparse in Italia: attualità e prospettive di riforma", promosso dalla deputata Fdi Carolina Varchi presso la Sala della Regina della Camera. “Innanzitutto – aggiunge - la piena interoperabilità delle banche dati, cioè noi dobbiamo avere un sistema che metta in comunicazione lo Sdi (Sistema di interscambio, ndr) , l’Anagrafe nazionale della popolazione residente, la Banca dati nazionale della Dna, l'Afis (Sistema automatizzato di identificazione delle impronte, ndr), il sistema della tessera sanitaria: senza questa operazione è tutto molto più complesso per chi fa indagini oggettivamente, e il fatto che qualcuno si possa fregiare di questa possibilità per fare danno allo Stato non deve essere un motivo per fermarsi in questo lavoro, perché senza una connessione tra le banche dati questo tipo di lavoro è sicuramente più lento e sicuramente più complicato”. “Noi – continua Colosimo - dovremmo immaginare un fascicolo virtuale accessibile a tutti quelli che fanno le indagini sotto tutti i punti di vista, e questo lo dico io pur consapevole del fatto che ci possono essere delle deviazioni, ma quelle deviazioni vanno colpite duramente e a quel punto vanno messi dei controlli che non permettano un utilizzo in altro senso”. “ E' inutile – aggiunge la presidente della Commissione Antimafia - che dica che ci vuole anche un adeguamento degli strumenti dell'indagine digitale, è inutile che dica che questa riflessione parlamentare per introdurre uno strumento normativo specifico è pienamente conforme ai principi di proporzionalità europei, quindi ben fa l’onorevole Varchi a procedere,  ma se mi permettete sotto il punto di vista della ‘lupara bianca’ credo che serva anche un rafforzamento del sistema  di identificazione post mortem: proprio in questo momento, sui casi di lupara bianca, la gestione dei cadaveri non identificati è il punto debole del contrasto al fenomeno. I protocolli regionali sono certamente molto validi ma credo che un decreto ministeriale che renda obbligatorio e uniforme a livello nazionale il processo potrebbe molto aiutare, prevedendo quindi un prelievo sistematico dei campioni biologici da ogni cadavere non identificato, l'inserimento obbligatorio del profilo genetico ottenuto dalla banca dati nazionali della Dna, la contestuale e secondo me proattiva campagna per facilitare l'inserimento nella sezione persone scomparse dei profili genetici dei consanguinei, perché è molto più semplice ritrovare qualcuno se sai da che famiglia viene. Questo doppio flusso di dati secondo me è uno degli strumenti che con un matching scientifico può aiutare anche nei casi di lupara bianca” conclude Colosimo. (PO / Roc) ////

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