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direttore Paolo Pagliaro

Maria Barosso, l’artista-archeologa che raccontò la Roma che non c’è più

Ritratti
Donne protagoniste nell'economia, nella politica, nelle scienze, nella cultura, nello spettacolo, nelle istituzioni e nell'attualità. Una galleria di ritratti che restituisce il valore del contributo delle donne alla storia e al presente del Paese.

Una pioniera poco conosciuta dell’archeologia italiana che svolse un ruolo rilevante nella conservazione della memoria visiva della trasformazione di Roma negli anni Trenta del Novecento. Nata a Torino nel 1879, Maria Barosso si diplomò presso l’Accademia Albertina, conseguì l'abilitazione e vinse per concorso una cattedra di disegno nelle scuole medie. Nel 1905 si trasferì a Roma con la madre e divenne la prima donna a ricoprire il ruolo di funzionaria presso la Direzione Generale Antichità e Belle Arti del Ministero della Pubblica Istruzione. Fu chiamata nella capitale da Giacomo Boni, allora direttore degli scavi del Foro Romano, con cui collaborò coniugando precisione scientifica, accuratezza filologica e sensibilità artistica. La sua carriera di artista e archeologa la portò a lavorare anche al fianco dell’architetto Antonio Muñoz, partecipando – unica donna disegnatrice – a importanti cantieri della Soprintendenza di Roma e del Lazio, dove la sua presenza fu un’anomalia. Il primo grande scavo cui prese parte fu quello della Chiesa altomedioevale di Santa Maria Antiqua. Con i suoi acquerelli e disegni fissò sulla carta l’aspetto di edifici, monumenti e quartieri destinati a scomparire sotto i colpi delle demolizioni fasciste e delle grandi trasformazioni edilizie e urbanistiche del Ventennio. Nonostante l’importanza del suo lavoro, dopo la morte nel 1960, il suo nome scomparve rapidamente dalla memoria pubblica; l'unica foto di lei che si conosce è quella sulla sua tomba al Verano. Accanto alle committenze istituzionali ricevette incarichi privati prestigiosi, come quello del duca Gelasio Caetani di realizzare acquerelli e disegni nelle sue proprietà del Lazio (il Castello di Sermoneta, le rovine e la Grotta di San Michele Arcangelo a Ninfa, il Palazzo di Bonifacio VIII ad Anagni). «Maria Barosso aveva una formazione molto solida, fortificata all’Accademia Albertina di Torino», spiega la direttrice dei Musei Civici di Roma Capitale Ilaria Miarelli Mariani, «usava la tecnica dell’acquerello in maniera interpretativa, prosegue Miarelli Mariani, ed era anche una virtuosa dell’incisione. Inoltre, era una donna che con il suo lavoro manteneva sé stessa e la madre, senza essersi mai sposata».  (20 novembre 2025 - Mag)

(© 9Colonne - citare la fonte)
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