Roma, 18 dic - “Un’occasione mancata per il Paese, per i lavoratori e per il Parlamento”. Così Chiara Gribaudo, vicepresidente del Partito democratico e presidente della Commissione parlamentare d’inchiesta sulle condizioni di lavoro in Italia, boccia il decreto su sicurezza e salute sul lavoro dopo il via libera definitivo della Camera alla conversione. Secondo Gribaudo, nel provvedimento “non c’è una risposta strutturale per i familiari e i conviventi delle vittime sul lavoro” e mancano strumenti realmente efficaci di prevenzione. “Non c’è un vero tesserino parlante – sottolinea – che possa tracciare la formazione, la sicurezza, i contratti dei lavoratori. E non c’è nulla per intervenire sugli appalti e sui subappalti a cascata, che stanno producendo più precarietà e più infortuni”. La dirigente dem evidenzia come il decreto non affronti neppure il nodo dei luoghi confinati, “dove avviene la maggior parte degli incidenti mortali”, definendo il testo “un’occasione mancata anche nel confronto parlamentare”. “Hanno iniziato a parlare con le parti sociali dopo tre anni – accusa – ma quel dialogo non si è tradotto in un miglioramento del provvedimento in Parlamento. Dal 1° maggio, quando il decreto è stato annunciato, al 31 ottobre, quando è arrivato alle Camere, non c’è stata alcuna disponibilità a discutere per migliorarlo. Avremmo voluto lavorarci per poterlo votare, ma ci siamo trovati davanti a un muro assoluto”. Gribaudo richiama anche gli Stati generali sulla sicurezza sul lavoro, svolti poche settimane fa, che avevano fatto sperare in un cambio di passo. “Avevamo raccolto parole di apertura da parte della ministra del Lavoro – spiega – ma poi la realtà è stata tutta un’altra. Così si mortifica il Parlamento e si prendono in giro le persone che credono che la politica debba dare il buon esempio con norme efficaci”. Particolarmente critico il giudizio sull’introduzione del badge elettronico di cantiere. “Ero favorevole – chiarisce – ma così com’è delegato a un decreto attuativo e si riduce all’ennesimo adempimento burocratico: non traccia la formazione, non traccia i contratti di lavoro, non tiene conto delle condizioni dei lavoratori stranieri o impiegati nei subappalti e non valorizza il ruolo dei rappresentanti dei lavoratori per la sicurezza”. “Grandi pasticci, come già visto con la manovra – conclude Gribaudo – se la cantano e se la suonano, ma non rispondono alle reali esigenze dei lavoratori e delle lavoratrici”.
(PO / Sis)
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