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Ddl servizi per cittadini e imprese all’estero: dal senato ok definitivo

Ddl servizi per cittadini e imprese all’estero: dal senato ok definitivo

Con 76 sì, 55 no e nessun astenuto, l’Aula del Senato ha approvato il ddl recante disposizioni per la revisione dei servizi per i cittadini e le imprese all'estero. Il relatore in Commissione, Roberto Menia (Fratelli d’Italia) ha illustrato le norme contenute del disegno di legge, così come modificato dal passaggio a Montecitorio. L'articolo 1 del provvedimento, parzialmente modificato nel corso dell'esame alla Camera, contiene disposizioni volte all'istituzione di un nuovo ufficio dirigenziale generale presso il Ministero degli affari esteri dedicato alla gestione centralizzata dei procedimenti di ricostruzione della cittadinanza italiana iure sanguinis, ora affidati agli uffici consolari. Le nuove disposizioni riducono quindi le competenze degli Uffici consolari in materia di riconoscimento della cittadinanza italiana, stabilendo che essi abbiano la sola competenza di accertare il mantenimento della cittadinanza italiana. L’articolo 2 introduce una modifica di carattere procedurale alla disciplina in materia di legalizzazione delle firme degli atti esteri da far valere in Italia mentre l'articolo 3 introduce modifiche alla legge n. 470 del 1988 riguardante l'Anagrafe e il censimento degli italiani all'estero. Gli articoli 4 e 5 dettano disposizioni per l'adeguamento della normativa in materia di passaporti e di validità della carta d'identità ai fini dell'espatrio. Critico il Pd: “Questo provvedimento ha delle criticità che rischiano di riportare indietro nel tempo i servizi per gli italiani all’estero”, ha detto il senatore dem eletto all’estero, Francesco Giacobbe evidenziando in particolare tre criticità che rendono il provvedimento “non equo”. La prima è la “distanza: con questo ddl lo Stato si allontana dagli italiani nel mondo. La centralizzazione delle pratiche, infatti, rompe il rapporto umano, nei paesi lontani o complessi, gli uffici consolari sono l’unico presidio dello Stato italiano”. La seconda, secondo il senatore dem, è la “disuguaglianza: vivere in Africa, Asia o in Oceania diventa uno svantaggio. Alcune norme pesano di più in alcuni paesi e di fatto più lontano vivi più paghi”. La terza criticità, infine, è “la contraddizione: si parla di innovazione ma si introducono procedure analogiche – spiega Giacobbe -. Si parla di semplificazione ma si introducono tetti numerici alle domande. Il rischio è la normalizzazione del ritardo”. “La nostra non è un’opposizione ideologica ma responsabile. Possiamo ancora migliorare insieme questa riforma, se c’è la volontà di lavorare, si può migliorare altrimenti ai miei pronipoti dirò che c’era una volta l’Italia degli italiani nel mondo che sparì nel corso di una sola legislatura”, conclude Giacobbe lanciando un appello: “Vorrei che questo disegno di legge non diventi l’ennesima mannaia sulla nostra comunità ma rappresentasse un confronto per una riforma vera. Facciamo in modo che questa riforma non continui a emarginare i nostri connazionali all’estero”. Anche secondo la senatrice dem eletta all’estero Francesca La Marca il ddl “risulta obsoleto, anacronistico e mancante di lungimiranza: un passo indietro per l’offerta dei servizi per gli italiani all’estero. Anziché implementare politiche lungimiranti per stimolarli a tornare, questo governo ha scelto di introdurre solo nuovi ostacoli burocratici all’avviamento delle procedure di cittadinanza creando un distacco”. “È incomprensibile la richiesta di documentazione cartacea – ha evidenziato ancora La Marca - una procedura figlia di un altro secolo. Il tutto mentre lo stesso esecutivo individua la digitalizzazione come pilastro. Una scelta imprudente vista l’estensione dei territori coinvolti e l’elevato numero degli italiani che risiedono all’estero”. Il provvedimento “depotenzierà le strutture consolari che sono già sotto stress. A fronte di questa situazione disastrosa e discriminatoria nei confronti degli italiani all’estero, non mi resta che richiamare con forza la responsabilità della maggioranza nel non aver voluto riconoscere il lavoro dei consoli onorari”. Anche per il senatore Ivan Scalfarotto, responsabile esteri di Italia Viva, “sul tema della cittadinanza il governo ha una confusione estrema e ha un atteggiamento peculiare: per molto tempo abbiamo attribuito la cittadinanza” per discendenza agli italo-discendenti, mentre "abbiamo persone che vivono e lavorano in Italia e che nonostante creino ricchezza nazionale sono dei fantasmi. Il governo è quindi intervenuto a correggere in parte la questione, secondo noi in modo estremamente pasticciato”. (sip - 14 gen)

(© 9Colonne - citare la fonte)
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