La "Guerra Gelida" iniziata il 17 gennaio con l'ultimatum di Donald Trump sulla Groenlandia è entrata stamane in una fase nuova e ancora più pericolosa. Quella che la Casa Bianca continua a presentare ufficialmente come una transazione immobiliare strategica ("essentially a large real estate deal") si è trasformata in un terremoto diplomatico che sta spaccando l'Occidente. Mentre la scadenza del 1° febbraio per l'imposizione dei dazi del 10% incombe come una mannaia sui mercati, l’Europa sta rispondendo con una fermezza che interroga le fondamenta stesse dell'alleanza transatlantica.
LA "LISTA DEGLI OTTO" E IL PARADOSSO DELL’ALLEATO. Il piano di Washington è di una durezza senza precedenti: a partire dal prossimo mese, gli Stati Uniti imporranno tariffe punitive su ogni bene proveniente da Danimarca, Norvegia, Svezia, Francia, Germania, Regno Unito, Paesi Bassi e Finlandia. Molti osservatori in queste ore stanno paragonando la reazione di questi paesi alla compattezza mostrata nel 2022 a seguito dell'invasione russa dell'Ucraina. Tuttavia, è lampante una differenza sostanziale: se nel 2022 l’Europa si era compattata contro un nemico esterno, oggi l'Unione si trova costretta a una "resistenza sovrana" contro il suo principale partner per la sicurezza. Mentre l'Ucraina unì l'Occidente, la Groenlandia sta trasformando la NATO in un terreno di scontro dove Trump usa la difesa collettiva come leva per un'estorsione commerciale.
GIORGIA MELONI DA SEOUL: "UN PROBLEMA DI COMUNICAZIONE". In questo delicato equilibrio si è inserita la voce della Presidente del Consiglio italiana, Giorgia Meloni, che dal suo punto stampa a Seoul ha cercato di fare da pontiere: «Condivido l'attenzione della presidenza americana per l'Artico, zona strategica dove va evitata l'ingerenza di attori ostili», ha sottolineato, chiarando tuttavia che l'invio di truppe europee nell'isola non andrebbe interpretata come una sfida agli USA: «Si è trattato di un problema di comprensione e comunicazione. Continuo a insistere: la NATO è il luogo dove organizzare la deterrenza insieme, non contro di noi». La premier ha dunque cercato di riportare la contesa sul piano della sicurezza condivisa, sottraendola alla logica dei dazi.
IL FRONTE EUROPEO: COSTA E VON DER LEYEN PREPARANO IL SUMMIT. La risposta istituzionale di Bruxelles resta comunque durissima. Antonio Costa, Presidente del Consiglio Europeo, ha annunciato un vertice straordinario dei leader UE "nei prossimi giorni". Costa ha ribadito l’impegno fermo sull’integrità territoriale dalla Danimarca (correggendo ogni ambiguità sulla sovranità di Copenaghen) e ha definito i dazi "incompatibili con ogni accordo commerciale". Sulla stessa linea Ursula von der Leyen, che dopo un giro di consultazioni con il Premier britannico Keir Starmer e la stessa Meloni, ha blindato l'asse europeo: «Teniamo fermo l'impegno a difendere la sovranità della Groenlandia».
KEIR STARMER E IL NO AI DAZI. Anche il Regno Unito si è schierato senza riserve. Keir Starmer, nel suo colloquio telefonico con Trump di domenica, ha ricordato che la sicurezza del Grande Nord è una priorità NATO e che è "inappropriato" colpire con tariffe doganali gli alleati che garantiscono la sicurezza collettiva. Londra, pur fuori dall'UE, si ritrova oggi più vicina a Bruxelles che a Washington.
L’OMBRA DI PECHINO. Mentre la delegazione bipartisan guidata dai senatori Murkowski e Coons è a Copenaghen per una missione disperata, la Cina osserva il "grande strappo". Pechino si è già proposta come partner commerciale alternativo per Nuuk, un’ironia tragica: l'offensiva di Trump per "mettere in sicurezza" l'Artico rischia di produrre l'effetto opposto, spingendo la Groenlandia e l'Europa verso un'autonomia che potrebbe ridefinire gli equilibri mondiali per i decenni a venire. Se entro il 1° febbraio non si troverà un compromesso, la "Guerra Gelida" potrebbe trasformarsi nel fallimento diplomatico più costoso del secolo.
(19 GEN – deg)
(© 9Colonne - citare la fonte)




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