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direttore Paolo Pagliaro

UCRAINA, PER ORA VINCE
SOLTANTO IL FREDDO

UCRAINA, PER ORA VINCE <BR> SOLTANTO IL FREDDO

Nel suo 1.426esimo giorno di guerra, l'Ucraina si ritrova ancora una volta intrappolata in un paradosso crudele: da un lato, l'ennesima missione diplomatica oltreoceano che promette soluzioni "sostanziali"; dall'altro, una realtà sul campo fatta per il quarto inverno consecutivo di buio, ghiaccio e morte. La strategia russa anche per questo periodo di gelo è ormai palese: trasformare la mancanza di energia in un’arma di pressione psicologica e umanitaria definitiva.

L’INFERNO A -20°C: LO STATO DI EMERGENZA. Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky è stato costretto a dichiarare lo "stato di emergenza" per il settore energetico. Non è una formalità burocratica, ma un grido d'aiuto. Con temperature che in alcune regioni sono precipitate a -20°C, la Russia ha lanciato una nuova ondata di 201 droni in una sola notte. Anche se la contraerea ucraina ne ha abbattuti 167, i restanti hanno centrato i nodi nevralgici della rete elettrica. Il risultato è una nazione che vive al buio: a Kiev, Poltava e Odessa migliaia di edifici sono senza riscaldamento. Nonostante 58.000 tecnici lavorino giorno e notte, ogni progresso viene cancellato dai raid della notte successiva. Mosca non colpisce più solo obiettivi militari, ma mira a spegnere la vita quotidiana di milioni di persone.

WASHINGTON: NEGOZIATI O ESERCIZI DI STILE? In questo scenario di emergenza totale, una delegazione ucraina guidata da Rustem Umerov è sbarcata negli Stati Uniti per incontrare Steve Witkoff (emissario di Donald Trump) e Jared Kushner. Umerov parla di discussioni "sostanziali" su garanzie di sicurezza e rilancio economico, ma per molti osservatori questi incontri sembrano ricalcare un copione già visto e privo di effetti immediati. Il coinvolgimento di figure come Kushner e Witkoff suggerisce la volontà della Casa Bianca di gestire la crisi come un "affare" da chiudere, ma le "garanzie di sicurezza" discusse a Washington non fermano i droni che cadono su Kiev.

LA GUERRA DEI DUE FRONTI. Il conflitto non risparmia nemmeno i territori occupati. Domenica, un attacco ucraino nelle zone di Kherson e Zaporizhia ha lasciato 200.000 famiglie senza luce, a dimostrazione che la guerra energetica è ormai totale e bidirezionale. Tuttavia, è il cuore dell’Ucraina a soffrire di più: Zelensky ha denunciato che la Russia sta ora mettendo nel mirino anche le infrastrutture collegate alle centrali atomiche, un azzardo che potrebbe portare la crisi oltre il punto di non ritorno.

IN ATTESA DI DAVOS. Le parti si sono date appuntamento a Davos per la prossima tappa delle consultazioni. Ma tra la moquette dei grandi alberghi svizzeri e il fango ghiacciato delle trincee di prima linea c'è un abisso che la diplomazia non sembra in grado di colmare. Fino a quando i colloqui con gli emissari di Trump non produrranno un cessate il fuoco reale, le missioni a Washington rischiano di restare solo scambi di documenti mentre il popolo ucraino affronta l'inverno più buio della sua storia. (19 GEN – deg)

(© 9Colonne - citare la fonte)