Il testo è in buona parte lo stesso recitato ieri alla Camera, nel corso dell’informativa sui fatti di sabato a Torino. Ma al Senato, nella replica che nel frattempo la capigruppo di Palazzo Madama ha trasformato in comunicazioni per consentire all’aula di esprimere un voto, il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi si toglie qualche sassolino aggiuntivo, rispondendo ad alcune ricostruzioni sugli scontri avvenuti sul finire della manifestazione pro-Askatasuna, lette su alcuni quotidiani o sulla bocca delle opposizioni. “Respingo le ipotesi di eccessivo uso della forza o scarsa organizzazione, che ho letto su alcuni giornali – dice, deviando dal percorso di ieri - Se ci si fosse fatti cogliere di sorpresa ben più gravi sarebbero state le conseguenze e il grado di devastazione. La verità è che le forze dell’ordine gestiscono le manifestazioni sempre con grande equilibrio, a prescindere dal colore politico del governo in caricA. In Italia l’uso della forza coattiva rappresenta sempre l’estrema ratio”. Così come “grave e strumentale” ritiene “l’accusa che addirittura tali violenze siano state organizzate o tollerate dal governo al fine di introdurre nuove misure: cambiano le sfide negli anni ma le tecniche squadriste rimangono le stesse, e le loro azioni sono frutto dello oro scelte e delle loro responsabilità. Sono criminali e agiscono per loro stessi: sostenere che si trattino di pedine manovrate da un potere occulto serve solo a sviare le attenzioni e le responsabilità di Askatasuna”.
Non è affatto vero che il governo stia cercando di utilizzare le violenze di sabato per introdurre nuove norme, assicura Piantedosi. Anche se poi, sul finire del suo intervento, torna alla carica: “Anche in passato altri governi hanno avuto difficoltà a fronteggiare certi fenomeni, il problema non è contingente. La domanda ricorrente ora è, perché non si riesce a fermare chi ha precedenti con queste violenze? Questo è l’obiettivo che il governo condivide pienamente, ma serve una norma che consente un vero e proprio efficace fermo preventivo”. Nulla di fatto, ovviamente, sul fronte risoluzione unica, che era stata auspicata in primis dalla premier Giorgia Meloni: la maggioranza presenta la propria, che impegna il Governo “a proseguire lo sgombero, di beni e immobili illegalmente occupati secondo i criteri oggettivi di priorità stabiliti dalle Prefetture, e a valutare l'adozione di iniziative normative volte a incrementare le assunzioni per concorso nei corpi di polizia, a tutelare, sotto il profilo sia normativo sia economico, gli appartenenti ad essi rendendo più efficace l’esercizio delle loro funzioni e l’attività di prevenzione della commissione di reati in occasione di pubbliche manifestazioni.
Le opposizioni ne presentano una alternativa, tranne Calenda che invece si mette in proprio proponendo al governo un piano straordinario per il reclutamento di almeno 12mila carabinieri, “da impiegare per funzioni di ordine pubblico e da formare anche per missioni di peace keeping e peace making, nell’ambito dell’incremento delle unità effettive da impiegare con compiti di difesa deciso in sede Nato, usufruendo in questo modo della deroga ai limiti della spesa netta prevista dal nuovo Patto di stabilità e crescita europeo”. Il testo presentato da Pd, M5S, Avs e Italia Viva invece condanna le violenze e ribadisce solidarietà alle forze dell’ordine, ma chiede di evitare la decretazione d’urgenza in materia di ordine pubblico, rivendicando un pieno confronto parlamentare nel rispetto della Costituzione. Tra le richieste anche il rafforzamento degli organici e dei presìdi di sicurezza sul territorio e la tutela del diritto di manifestazione.
(Sis)
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