“Non sono interessata a ragionare di questa o quella maggioranza politica, ma è la prima volta che una modifica che ribalta le scelte dei nostri Padri costituenti non parte dal lavoro svolto dal Parlamento ma da un testo predisposto dal governo e approvato dalla maggioranza del momento”. Lo afferma, in una intervista al Fatto Quotidiano, l’ex presidente della Cassazione Margherita Cassano sottolineando che “questo può creare un precedente per cui anche in futuro la Costituzione potrebbe essere modificata ancora secondo il pensiero della maggioranza politica di turno. Si svuota la funzione stessa della Costituzione che deve poter rispecchiare in maniera armoniosa le diverse sensibilità presenti nel Paese”. Secondo la giurista, con la riforma “si introduce la separazione delle carriere senza che questa indichi cosa accadrà dopo. Sarà il legislatore ordinario a stabilire se pm e giudici parteciperanno a un concorso unico, se avranno un'unica formazione, o meno. Sono aspetti che rappresentano un problema rilevante nell'architettura costituzionale per la formazione su comuni valori, unicità o meno di regole deontologiche per pm e giudici”. Cassano rileva una incoerenza sull'Alta corte disciplinare e sulla terzietà: “Se questa è la premessa, non si comprende perché poi questi due cammini distinti si incontrano nell'Alta corte disciplinare, che si occuperà dei procedimenti disciplinari a carico sia dei giudici che dei pm. E come si può garantire la terzietà del giudice se un domani il procedimento disciplinare a suo carico potrà essere deciso da un collegio composto anche da un pm? Un altro aspetto singolare è che possono diventare giudici di Cassazione pubblici ministeri con 15 anni di servizio. Fino a quel momento si sono occupati solo di indagare, ma possono lavorare come giudici nell'organo supremo che deve assicurare la corretta applicazione della legge. Qual è la coerenza?”. Critiche anche sulla divisione dell'organo di autogoverno: “Le valutazioni sulla professionalità dei pm svolte da un Csm solo di pubblici ministeri potrebbero portare a valorizzare una visione del pm che è bravo solo se ottiene il maggior numero di condanne, con la conseguenza di tentazioni forcaiole, a detrimento dei diritti fondamentali della persona. L'attuale Csm unico, composto da 15 giudici e 5 pm, garantisce, attraverso il confronto sulle regole, che ci siano le competenze per avere un giusto processo”. Sul tema del sorteggio, aggiunge che “riguarda solo i membri togati dei Csm mentre i laici saranno sorteggiati da un elenco di prescelti dal Parlamento. Ma se si pensa che i magistrati non abbiano la capacità di scegliere i futuri componenti del Csm, allora non dovrebbero neppure amministrare giustizia”. Infine, sull'Alta Corte, Cassano si chiede “se si rispettino i principi degli articoli 3 e 111 della Costituzione sull'uguaglianza di tutti i cittadini davanti alla legge e sul diritto a ricorrere davanti alla Corte di Cassazione” evidenziando che “potremmo avere una superiorità numerica dei membri laici designati dalla politica. E questo ha una obiettiva incidenza sull'autonomia e sull'indipendenza dei magistrati, che non sono valori posti a tutela di una corporazione. Sono valori serventi rispetto al principio di imparzialità nell'applicazione della legge, a sua volta funzionale ad assicurare l'uguaglianza di tutti i cittadini”. (5 feb - red)
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