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LIBANO, IDF: NESSUNA
AZIONE SU LARGA SCALA

LIBANO, IDF: NESSUNA <BR> AZIONE SU LARGA SCALA

L’esercito israeliano conferma il dispiegamento di propri soldati in “diversi punti” del Libano meridionale, precisando però che non si tratta di un’offensiva terrestre su vasta scala. Il tenente colonnello Nadav Shoshani, portavoce internazionale delle Forze di difesa israeliane, ha dichiarato: “Non è un’operazione terrestre. È una misura tattica destinata ad assicurare la sicurezza del nostro popolo”. Secondo quanto spiegato, i militari sono stati posizionati in ulteriori aree rispetto a quelle già presidiate lungo il confine, “per difendere i nostri civili e impedire a Hezbollah di attaccarli”. Israele mantiene già soldati in cinque punti considerati strategici in territorio libanese, sulla base degli assetti definiti dopo il cessate il fuoco del novembre 2024.

KATZ. L’ingresso via terra delle forze israeliane nel Libano meridionale punta a rafforzare la protezione delle comunità di confine. Il ministro della Difesa israeliano Israel Katz afferma: “Per impedire la possibilità di attacchi diretti contro le comunità israeliane, il primo ministro Benyamin Netanyahu e io abbiamo autorizzato l’Idf ad avanzare e a mantenere ulteriore territorio dominante in Libano e a difendere da lì le comunità di confine”. Katz aggiunge che “l’Idf continua a operare contro gli obiettivi di Hezbollah in Libano” e che “l’organizzazione terroristica sta pagando e pagherà un prezzo elevato per il fuoco contro Israele”. Secondo il portavoce militare, le truppe hanno conquistato diversi punti nel sud del Paese nell’ambito di un piano volto a rafforzare la difesa del fronte settentrionale.

FRONTIERA. L’esercito libanese si sarebbe ritirato da almeno sette postazioni in prima linea lungo la frontiera con Israele. La notizia è riportata da media israeliani che citano un testimone oculare sentito da agenzie internazionali. Il riposizionamento avviene mentre cresce la tensione lungo il confine meridionale del Libano, teatro di raid e scambi di fuoco negli ultimi giorni. Il ritiro dalle postazioni di frontiera si inserisce in un quadro di progressiva escalation tra Israele e Hezbollah, con operazioni militari in corso su entrambi i lati del confine. 

HEZBOLLAH. Hezbollah ha dichiarato di aver lanciato “una raffica di missili e uno sciame di droni” contro Israele “in rappresaglia per il sangue puro dell’ayatollah Khamenei, in difesa del Libano e del suo popolo, e in risposta ai ripetuti attacchi israeliani”. Il primo ministro libanese Nawaf Salam ha definito l’azione “irresponsabile”, sottolineando che il lancio di razzi dal sud del Paese mette a rischio la sicurezza nazionale e fornisce a Israele nuovi pretesti per proseguire le operazioni militari. In risposta, l’esercito israeliano ha colpito obiettivi nella periferia sud di Beirut, nella valle della Bekaa e nel sud del Libano, invitando i residenti ad allontanarsi di almeno 1.000 metri dalle aree considerate sensibili. Il capo di Stato maggiore israeliano Eyal Zamir ha avvertito che la campagna contro Hezbollah potrebbe durare “molti giorni” e che “qualsiasi nemico che minaccia la nostra sicurezza pagherà un prezzo elevato”. Tel Aviv ha mobilitato 100.000 riservisti lungo il confine, annunciando che le operazioni continueranno fino a fermare i lanci di missili e droni. (3 MAR - alp)

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