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DDL ANTISEMITISMO: OK
SENATO, PD DIVISO

DDL ANTISEMITISMO: OK <BR> SENATO, PD DIVISO

Dall’aula del Senato via libera in prima lettura con 105 sì, 24 no e 21 astenuti al disegno di legge recante disposizioni per il contrasto all'antisemitismo e per l'adozione della definizione operativa di antisemitismo, nel testo proposto dalla Commissione. Il provvedimento, che nasce dal confronto tra sette proposte di legge, adotta in via normativa la definizione operativa di antisemitismo dell’Ihra (International Holocaust Remembrance Alliance). È stato eliminato l’articolo sul possibile divieto di manifestazioni, per evitare ambiguità rispetto alla libertà di critica politica. Non si introducono nuove sanzioni penali, ma si definisce un quadro normativo di riferimento. Viene inoltre istituzionalizzato il coordinatore nazionale per la lotta contro l’antisemitismo, incaricato di predisporre una strategia nei principali ambiti pubblici. Toni accesi durante la discussione, con il presidente del Senato Ignazio La Russa che è arrivato a minacciare misure disciplinari.

 

PD DIVISO. Sul provvedimento opposizioni in ordine sparso, mentre il Pd si divide: sono 6, infatti, i senatori dem che hanno votato sì al disegno di legge mentre la decisione del gruppo è stata quella di astenersi. Si tratta di Graziano Delrio, Alfredo Bazoli, Pier Ferdinando Casini, Filippo Sensi, Walter Verini e Sandra Zampa. Tatjana Rojc non ha partecipato al voto. Simona Malpezzi, in missione, ha però fatto sapere via social che si tratta di “una buona legge, e lo è anche grazie al contributo determinante di Graziano Delrio, che ha lavorato perché il testo condiviso non introducesse nuovi elementi penali ma rafforzasse ciò che è davvero centrale: la prevenzione”.  “Intervengo solo per dire – ha annunciato in aula Delrio - che alcuni senatori del Partito democratico voteranno a favore del provvedimento, non in contestazione e in dissociazione dal nostro partito, ma perché crediamo che questo provvedimento rompa un silenzio e una timidezza nella cultura democratica del Paese, che non ha discusso abbastanza di questa emergenza e di questo problema” e “alcuni di noi ritengono che sia meglio fare un piccolo passo avanti che aspettare tempi migliori”. Tra le altre opposizioni, voto contrario di M5S e Avs e voto favorevole di Italia Viva e Azione. L'aula del Senato ha bocciato i due emendamenti sottoscritti da Pd, M5s e Avs relativi alla definizione di antisemitismo adottata dall’Ihra, compresi "i relativi indicatori necessari ai fini dell'applicazione della legge medesima". Uno dei due emendamenti chiedeva di eliminare dall’articolo 1 del ddl il richiamo alla definizione dell'Ihra e ai suoi indicatori. Spiega Peppe De Cristofaro, capogruppo Avs: “Il nostro dissenso sulla legge sull’antisemitismo è esattamente la dichiarazione dell'Ihra. E’ vero che in quella dichiarazione c'è scritto che le critiche a Israele non possono essere considerate antisemite. Ma il problema è che nei paesi in cui è stata adottata, questa dichiarazione è stata esattamente utilizzata per fare il contrario di quello che dice. In base a questa dichiarazione è stata vietata nell’università di Oxford una conferenza alla quale partecipava il regista Ken Loach. Il processo politico che ha subito Jeremy Corbin in Inghilterra è stato fatto esattamente a partire dalla dichiarazione dell’Ihra. Oppure quelli che fanno il boicottaggio, che è una forma di lotta protetta dalla Corte europea dei diritti dell'uomo. Il punto è che con la definizione Ihra si fa passare l'idea che il boicottaggio sia antisemita e questo non è accettabile. C'è solo un modo per uscire da questo pantano, sostituire la dichiarazione Ihra con la Carta di Gerusalemme sull’antisemitismo – sostiene De Cristofaro -  Carta redatta, da una serie di intellettuali molti dei quali ebrei, successivamente a quella dell’Ihra proprio sulla base delle cose che sono successe in Europa. La carta di Gerusalemme esplicita chiaramente come un conto sia l'antisemitismo e un conto sia la critica politica, anche la più radicale delle critiche politiche, e mira a proteggere gli ebrei dall'odio e dalla discriminazione, garantendo al contempo la libertà di espressione politica riguardo allo Stato di Israele”. "Oggi il Senato ha perso una occasione importante per esprimere un voto largo su un provvedimento contro la tragedia dell'antisemitismo. E questo grazie alla maggioranza che non ha voluto trovare un punto di incontro per rispondere positivamente al nobile appello che fino a ieri ci ha rivolto Liliana Segre" sottolinea il capogruppo del Pd al Senato Francesco Boccia. Respinto anche un ordine del giorno a prima firma del senatore dem Francesco Verducci, che chiedeva di rafforzare il contrasto all'utilizzo dei simboli riconducibili al fascismo e al nazismo: il capogruppo della Lega, Massimiliano Romeo, aveva chiesto di aggiungervi i simboli legati al comunismo. “Imbarazzante – sostiene Verducci - che i gruppi della destra non abbiano votato a favore dell'ordine del giorno. Una richiesta avanzata solo pochi giorni fa con forza da Noemi Di Segni, nella sua funzione di Presidente dell'Unione delle Comunità Ebraiche, in riferimento al legame tra neofascismo e antisemitismo ancora nella giornata di ieri denunciato da Gadi Luzzatto Voghera, Direttore del Cdec, come una delle matrici più gravi dell'antisemitismo. Il mancato voto della destra dimostra una imbarazzante ipocrisia”.  Ma la maggioranza fa quadrato intorno al testo così come partorito in Commissione: “La legge di oggi – afferma in aula la deputata Fdi Ester Mieli, molto contestata dalle opposizioni - fa cadere le maschere a chi non ha il coraggio di fare le cose giuste, a chi da tanto tempo pensa di poter rappresentare un mondo e di poterlo fare anche bene. Ho ascoltato le dichiarazioni di chi mi ha preceduta, che hanno fatto cadere nel vuoto gli appelli al voto all'unanimità: astensione, voto contrario, nonostante il lavoro fatto in Commissione. A una parte dell'opposizione, quella targata Fratoianni, Bonelli, Conte ed Elly, voglio dire che le vostre maschere sono cadute quando non avete mai preso le distanze dalle piazze che incitavano all'odio e alla distruzione di un popolo.  Le maschere sono cadute quando avete preferito strizzare l'occhio a chi offendeva un popolo, quando invitavate gli ebrei italiani a prendere le distanze da Israele, non considerandoli italiani. Conte non ha mai chiesto scusa”. Di certo, a Palazzo Madama si è visto tutt’altro che “l’ampia convergenza” sul provvedimento auspicata alla vigilia dalla senatrice a vita Liliana Segre. (PO / Roc)      

 

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