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ENERGIA, SCARONI (ENEL):
CRISI FINIRA’ PRESTO

ENERGIA, SCARONI (ENEL): <BR> CRISI FINIRA’ PRESTO

“Questa non sarà la replica del 2022” e sul fronte dell’energia “la situazione dovrà per forza di cose arrivare presto a una svolta, perché è nell’interesse di tutti”, compresi i pasdaran che “già in passato si sono dimostrati pragmatici e cercheranno un compromesso che salvi la faccia, se vogliono conservare il potere”. Lo afferma, in una intervista a Il Sole 24 Ore, il presidente dell’Enel Paolo Scaroni. Definendo “allarmista” chi paventa il ritorno alla crisi del 2022, Scaroni ricorda che allora il prezzo del gas toccò i 340 euro per megawattora mentre oggi siamo a 50 euro. E sottolinea: “Aver escluso Mosca, sia pure per ragioni condivisibili, è stato un sacrificio non da poco sotto il profilo degli approvvigionamenti”. Ed evidenzia che in futuro, risolti i nodi politici, il recupero di quel gas e petrolio sarà fondamentale perché “la Russia è il più grande produttore di gas al mondo” e la sicurezza energetica italiana richiede fonti “variegate oltre che abbondanti”. Il presidente dell'Enel rassicura che per il petrolio “la ripartenza sarà relativamente rapida e nel caso in cui non lo fosse ci sono comunque scorte molto ampie, anche nel mondo occidentale” stimabili in circa 4 miliardi di barili, motivo per cui “la tensione sui prezzi potrebbe venire meno”. Per quanto concerne il gas, pur ammettendo che “gli stoccaggi sono molto meno abbondanti”, Scaroni rileva che lo stop dal Qatar “mette in difficoltà soprattutto i Paesi asiatici” mentre per l’Italia la quota qatariota “soddisfa solo l’8% del nostro fabbisogno” e, grazie a scorte elevate e all'arrivo della bella stagione, “nei prossimi 2-3 mesi non credo che avremo difficoltà di approvvigionamento”. Scaroni osserva che “l’Iran è privo di difese aeree e marittime” tanto che ogni giorno “americani e israeliani scaricano sul suo territorio centinaia di bombe e missili” senza che Teheran sembri “in grado di reagire” in modo efficace, “anche quando ha colpito obiettivi sensibili fuori dai suoi confini, con droni e qualche missile, i suoi attacchi si sono rivelati di forza limitata” e dunque “a un certo punto tutto questo dovrà finire e sicuramente lo pensano anche americani e israeliani”. E aggiunge: “L’Iran ha attaccato tutti i Paesi dell’area, anche quelli che si consideravano amici” e questo “aumenterà ancora di più una distanza tra l’Iran e gli altri che c’è sempre stata” per ragioni politiche, religiose ed etniche. In merito alla proposta di Donald Trump di scortare le petroliere nel Golfo Persico, Scaroni chiarisce che la tecnologia è evoluta e oggi a minacciare la navigazione ci sono “lance senza equipaggio, piccole e velocissime, cariche di esplosivi, che vengono mandate contro le navi mirando a poppa per colpire i motori”, oltre alle mine teleguidate o a calamita, rendendo l'operazione “impegnativa, che richiede tanti mezzi navali” e che difficilmente potrà “proseguire a lungo”. (redm)

 

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