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Rider, alla Camera proposta M5S-USB per applicazione contratto logistica

Roma, 5 mar - Josè Antonio Gamboa Roca e Ilenia Berra hanno portato nella sala stampa della Camera le testimonianze della loro vita da rider, del “ricatto invisibile” dell’algoritmo e della “guerra tra poveri” scatenata dalle piattaforme. Nelle settimane in cui la Procura di Milano ha scoperto il ‘Vaso di Pandora’ con le sue inchieste. A promuovere l’incontro “Emergenza rider, lavoro vero contratto vero!” è stata la deputata M5S Valentina Barzotti, illustrando le proposte dell’Usb per l’assunzione dei rider con il contratto nazionale della logistica. “Abbiamo scelto di aprire un momento di confronto a seguito dei gravissimi episodi di cronaca che sono emersi e che hanno riguardato le società Glovo e Deliveroo – spiega la parlamentare, componente della Commissione Lavoro - Siamo davanti a episodi di sfruttamento e di caporalato metropolitano  e quindi con il sindacato Usb abbiamo scelto di metterci attorno a un tavolo  per parlare di questa situazione, mettere i riflettori su questa situazione e cercare di sensibilizzare il governo nell’ottica di recepire la direttiva comunitaria in materia, in modo da garantire la presunzione di subordinazione di questi lavoratori”. “Da quello che emerge dai racconti che fanno i lavoratori – prosegue Barzotti - è evidente che questa attività, che è quella dei ciclofattorini nel food delivery,  sia un'attività che non ha più spazio per l'autonomia  ma che di fatto è quasi sempre fatta in subordinazione, quindi in modo eterodiretto dalla piattaforma: quindi non c'è nessuna libertà, nessuna autonomia di questi lavoratori che lavorano in situazioni di assoluta precarietà, lavorano in una situazione di difficoltà, a rischio salute e sicurezza sul lavoro perché se andiamo a vedere quello che è accaduto vediamo rider che sono stati investiti, rider che quotidianamente rischiano di subire degli incidenti in quanto i mezzi sono loro, il costo del lavoro è tutto a carico loro  e quindi tante volte, dipendendo anche dalle loro condizioni economiche, i mezzi non sono messi in sicurezza”. Secondo la deputata pentastellata “parliamo dell'ennesimo caso di lavoro povero, povero di qualità, povero di futuro, povero di salario: i rider hanno raccontato di salari assolutamente da fame, quindi certamente c'è una normativa solida che permette di vincere nei tribunali ma il problema è che nei tribunali non bisognerebbe proprio arrivarci, cioè bisognerebbe che le piattaforme decidessero di assumere questi rider come altre piattaforme hanno fatto e andare avanti in un'ottica di dimensione umana del lavoro, di non precarietà e stabilità”. “Quello che noi chiediamo – afferma Elena Lott, sindacalista dello Slang (Sindacato lavoratori di nuova generazione) Usb – è che questi lavoratori, che di fatto svolgono questo lavoro come lavoratori subordinati, e questa non è un'opinione ormai solamente nostra come sindacato, siano inquadrati con il Ccnl logistica a livello G1, che è lo stesso livello in cui sono inquadrati i driver di Amazon, di Gls, di Brt, insomma che a uguale lavoro corrisponda effettivamente uguale inquadramento, uguale salario e uguali tutele”. Giulia Druetta, avvocata giuslavorista, si occupa da tempo delle vicende dei rider: “E’ una situazione che è così da dieci anni, quindi è arrivata l'ora di cambiare. Per tutelare i rider  basta assumerli come lavoratori subordinati, applicare il Ccnl logistica e dare loro un mezzo di lavoro sicuro. Si aggiusta una situazione di irregolarità nel modo più semplice possibile, utilizzando i contratti collettivi che già esistono e pensando alla sicurezza di questi rider”. “A livello normativo – aggiunge - bisognerebbe far rispettare le leggi che già ci sono, poi ricevere la direttiva europea in modo non peggiorativo, ma in modo coerente con quella che è la lettera della direttiva. E magari un intervento della contrattazione collettiva mirato a riconoscere l'applicazione del contratto collettivo”. (Roc)

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