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direttore Paolo Pagliaro

EMILIANO-ROMAGNOLI NEL MONDO / LE INTERVISTE AI CONSULTORI

La Consulta degli Emiliano-romagnoli nel mondo festeggia quest’anno 50 anni di attività: una storia collettiva fatta di persone, legami e visioni che ha attraversato il tempo e i confini. “Abbiamo circa 80 associazioni di Emiliano-Romagnoli in tutti i continenti, tantissimi progetti che finanziamo ogni anno. Abbiamo tanto entusiasmo e oggi i consultori ce lo stanno dimostrando”, ha affermato a 9colonne Matteo Daffadà, Presidente della Consulta degli emiliano-romagnoli nel mondo, a margine di un convegno a Bologna lo scorso febbraio. Gli emiliano-romagnoli nel mondo sono gli “ambasciatori” della Regione all’estero e la Consulta è al lavoro da 50 anni per valorizzarne l’identità.

LE INTERVISTE

Alessia Costa, del Centro Studi Val Ceno “Cardinale Antonio Samorè” (PR), nella Consulta come rappresentante tra quelli indicati dalle associazioni di promozione sociale e dalle organizzazioni di volontariato che abbiano una sede permanente nel territorio regionale e che operino da almeno tre anni nel settore dell’emigrazione.

“Il cinquantesimo anniversario della Consulta degli Emiliano-Romagnoli nel mondo rappresenta un traguardo molto significativo, perché racconta mezzo secolo di relazioni, memoria e comunità. In questi cinquant’anni – racconta Alessia Costa - la Consulta ha svolto un ruolo fondamentale nel mantenere vivo il legame tra l’Emilia-Romagna e le comunità emigrate, trasformando l’esperienza migratoria in una rete di relazioni culturali, sociali ed economiche. Per me questa ricorrenza ha anche un significato personale e territoriale. Sono consigliera comunale di Bardi, un paese dell’Appennino parmense che ha conosciuto una forte storia di emigrazione: molte famiglie del nostro territorio hanno parenti e radici in diversi paesi del mondo. Credo che il valore più importante espresso dalla Consulta sia proprio quello di aver costruito e mantenuto nel tempo questo ponte tra territori e comunità, valorizzando le radici ma anche aprendo nuove opportunità di collaborazione tra chi vive in Emilia-Romagna e chi vive all’estero”.
COINVOLGERE I GIOVANI - Secondo Alessia Costa “oggi le comunità emiliano-romagnole nel mondo stanno vivendo una fase di cambiamento. Accanto alle generazioni storiche dell’emigrazione esistono nuove mobilità, spesso dinamiche e plurali: questo significa che cambiano anche i bisogni e le aspettative. Una delle sfide principali riguarda proprio il coinvolgimento delle nuove generazioni nelle associazioni emiliano-romagnole, anche nell’ottica di creare opportunità nuove di scambio, formazione e collaborazione con l’Emilia-Romagna. Credo che la Consulta possa continuare a sostenerle proprio favorendo l’ingresso dei giovani, incoraggiando progetti innovativi e creando occasioni di incontro tra le diverse generazioni, diventando un laboratorio di iniziative nuove, capaci di intercettare le trasformazioni della mobilità contemporanea”.
IL RUOLO DELLE COMUNITA’ ALL’ESTERO - Nel suo ambito di lavoro, Costa si occupa anche di promozione del territorio e di turismo, oltre che di attività culturali legate alla storia e alla memoria della Valle del Ceno. “In questo senso credo che gli emiliano-romagnoli nel mondo possano rappresentare una risorsa straordinaria. Le comunità all’estero sono spesso le prime ambasciatrici dei nostri territori, delle nostre tradizioni e della nostra cultura. Favorire scambi culturali, percorsi di ritorno alle radici, collaborazioni tra associazioni, istituzioni locali e giovani professionisti può creare nuove opportunità sia per i territori dell’Emilia-Romagna sia per le comunità all’estero. Il mio auspicio è che sempre più giovani possano partecipare a queste reti, portando nuove competenze e nuovi progetti, così che il legame con l’Emilia-Romagna continui a rinnovarsi nel tempo”, conclude Costa.

Michele Rossi, in rappresentanza della Spagna, della Romania e della Moldova.

“Credo che i 50 anni della Consulta rappresentino un traguardo magnifico. Questa ricorrenza è frutto di chi, dall'alto della sua lungimiranza, 50 anni fa propose di creare un organismo in seno all'Assemblea Legislativa che facesse da ponte tra la Regione e le comunità di corregionali che emigrarono e si radicarono all'estero. Il valore più importante della Consulta è quello di non aver mai abbandonato questa funzione di collante e supervisore dell'emiliano-romagnolità all'estero, e la sua capacità di cambiare col tempo e adattarsi, così come sta facendo oggigiorno, alle nuove tipologie e modalità migratorie e di mobilità che toccano le nuove generazioni”, afferma Michele Rossi. La cosa più bella della Consulta? “Una volta che ci si entra, diventa una grande famiglia, un contesto dove si trasmettono, condividono e provano emozioni fortissime indipendentemente dalla latitudine o dall'età, e questo è qualcosa di meraviglioso”.
LE NUOVE SFIDE - Secondo Michele Rossi, la vera sfida è “riuscire a coinvolgere le nuove generazioni, avvicinandole alle varie realtà di emiliano-romagnoli che ci sono nel mondo (soprattutto le associazioni). Qui ovviamente bisogna improntare un discorso diverso per quanto riguarda le comunità ‘storiche’, ovvero quelle figlie della migrazione di più di un secolo fa, e quelle nuove, createsi come conseguenza della nuova emigrazione/mobilità, e che sono riconducibili ai flussi di persone partiti dall'Italia all'inizio del secolo XXI e che hanno come meta i "nuovi paesi europei", come possono essere la Spagna ed il Portogallo”. L’obiettivo è quindi “far coesistere queste tipologie di realtà molto distinte tra loro, con pubblici e obiettivi differenti ma accomunate dalla spinta di mantenere il legame con la propria Regione d'origine. E per farlo c’è una necessità di aumentare i fondi che si destinano alle associazioni all'estero, così come esiste un bisogno costante di stare in contatto, di scambiare opinioni e di capire come ci si può aiutare”.
IL CASO DELLA SPAGNA - “La presenza emiliano-romagnola in Spagna è aumentata esponenzialmente negli ultimi 20 anni (così com'è aumentata anche in altri Paesi europei come Germania e Portogallo per esempio). Il caso della Spagna – spiega Rossi - come meta della nuova emigrazione/mobilità è comunque un qualcosa di eccezionale, visto che è un Paese verso il quale negli ultimi 10 anni l'emigrazione è aumentata di circa il 300%, anche e soprattutto perché si tratta di un Paese dove non ci sono tantissime opportunità lavorative e dove non ci si viene ad ‘arricchire’. La Spagna attrae per una questione di qualità della vita, perché è un paese dove vi è un rispetto e riconoscimento dei diritti sociali, dove la società ti accoglie e ti consente di integrarti. Per questa serie di ragioni è diventata meta negli ultimi anni di decine di migliaia di italiani e di emiliano-romagnoli. Dal punto di vista della relazione tra i due territori, c'è da sottolineare come per esempio già sia stato sottoscritto da tempo un accordo macro (a livello politico) tra la regione Emilia-Romagna e la Catalogna e tra il comune di Barcellona e quello di Bologna. Nel mio piccolo, come Consultore e rappresentante anche di AS.ER.ES. (unica associazione di emiliano-romagnoli presente in Spagna, e che quest'anno festeggia i suoi primi 10 anni di vita), ho instaurato un ottimo rapporto con le istituzioni locali e con i rappresentanti istituzionali italiani in territorio spagnolo, e ricerco continuamente il dialogo con tutti questi attori per far sì che tanto la regione quanto gli emiliano-romagnoli siano un gruppo presente e riconosciuto sul territorio nazionale”.

(© 9Colonne - citare la fonte)