L’attacco di ieri a una base militare italiana a Erbil è “grave e inaccettabile”. Lo ha ribadito oggi il ministro degli Esteri e vicepremier, Antonio Tajani, dall’aula del Senato, dove era in corso il question time. La base nel Kurdistan iracheno è stata infatti colpita ieri da un drone shahed, senza che l’ordigno abbia causato vittime nel contingente italiano, già rifugiato nel bunker sotterraneo della struttura. Quanto accaduto è stato commentato oggi, in un’intervista al Tg1, anche dal ministro della Difesa, Guido Crosetto, secondo cui si è trattato di un’azione deliberata e che ha assicurato che per i 141 italiani presenti era già previsto il rientro. Subito dopo la fine del Question Time, il titolare della Farnesina, parlando con i giornalisti, è tornato sull’argomento, precisando che “non sappiamo chi ha lanciato questi droni, probabilmente sono iracheni filo-iraniani”. L’Italia, dunque, “non è coinvolta in nessuna guerra”, e anzi “non abbiamo alcuna intenzione di farci trascinare in una guerra”, ha sottolineato Tajani. Sul ruolo del nostro Paese all’interno del conflitto scoppiato il 28 febbraio con gli attacchi israelo-statunitensi su Teheran, il ministro aveva parlato anche in Aula, in particolare riferendosi all’uso delle basi americane in Italia. “Il governo non ha ricevuto richieste dagli Usa – ha detto – Se ciò avverrà sarà coinvolto il Parlamento”. Già ieri, quando la premier Giorgia Meloni è andata in Parlamento a riferire sulla crisi in Medioriente, risoluzioni di Pd e M5s, pur divergendo su diversi punti, chiedevano di non autorizzare l'utilizzo delle basi americane presenti sul territorio italiano “per attacchi militari contro l'Iran e, comunque, a non fornire alcun tipo di supporto militare a una guerra che viola il diritto internazionale e che la comunità internazionale deve fermare ". Il tema dell’atteggiamento del governo italiano nelle crisi in atto anche rispetto al rapporto con le opposizioni, è stato ripreso anche oggi da Tajani. Il vicepremier ha ribadito quanto detto ieri in Parlamento da Giorgia Meloni, che si era detta disponibile ad aprire un tavolo a Palazzo Chigi per un confronto. “Siamo sempre stati accolti con toni sprezzanti e allora sono loro che non vogliono. Però, l'ha detto il Presidente del Consiglio, siamo pronti a rifare l'incontro con l'opposizione sulla politica estera”, ha detto oggi il ministro degli Esteri. Ancora parlando con i giornalisti, Tajani ha commentato le dichiarazioni della nuova Guida suprema della Repubblica islamica, Mojtaba Khamenei, figlio dell’ayatollah ucciso in un raid nelle primissime ore della guerra. Nel suo primo messaggio, letto da un giornalista della tv iraniana, Mojtaba, che dalla sua elezione non si è ancora mai mostrato in pubblico, ha sostenuto la necessità di mantenere “chiuso” il canale di Hormuz, da cui normalmente transita circa un quinto del petrolio verso il resto del mondo. “Chiudere lo stretto di Hormuz sarebbe pericoloso e non piacerà alla Cina”, sostiene Tajani, che invita l’Iran “alla moderazione” e “a comprendere che non è con gli attacchi indiscriminati contro tutto e contro tutti che porta vantaggio alla causa iraniana”. La Cina, in effetti, importa circa il 40% del suo petrolio tramite imbarcazioni che attraversano proprio il tratto di mare tra Iran e penisola arabica. (12 mar-mol)
(© 9Colonne - citare la fonte)




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