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MORTO BRUNO CONTRADA, AVEVA 94 ANNI

MORTO BRUNO CONTRADA, AVEVA 94 ANNI

È morto all’età di 94 anni Bruno Contrada, ex dirigente della Polizia di Stato e già numero tre del Sisde negli anni della guerra di mafia a Palermo. La sua figura è stata al centro per decenni di una complessa vicenda giudiziaria legata ai rapporti tra apparati dello Stato e criminalità organizzata. Contrada era stato condannato in via definitiva a 10 anni di carcere per concorso esterno in associazione mafiosa, pena di cui scontò circa otto anni. Successivamente la condanna fu dichiarata ineseguibile dopo una decisione della Corte europea dei diritti dell'uomo, che portò alla revisione del caso e a un risarcimento per l’ex funzionario. Prima di entrare nei servizi segreti, Contrada aveva ricoperto incarichi di primo piano nelle forze di polizia, tra cui quello di capo della Squadra mobile di Palermo e responsabile della sezione siciliana della Criminalpol. Il suo nome è comparso anche nelle carte dell’indagine sull’omicidio di Piersanti Mattarella, presidente della Regione Siciliana ucciso il 6 gennaio 1980. Secondo gli atti dell’inchiesta della Procura di Palermo, l’ex dirigente partecipò alle prime attività investigative sul delitto insieme all’allora ufficiale dei carabinieri Antonio Subranni e al magistrato Piero Grasso, raccogliendo informazioni dalla vedova della vittima, Irma Chiazzese, e dal figlio Bernardo.

Le indagini hanno preso in esame anche la scomparsa di un guanto rinvenuto nell’auto utilizzata per la fuga dall’assassino. In alcune testimonianze è stato riferito che l’allora dirigente della Mobile sarebbe stato informato del ritrovamento del reperto. Una sentenza passata in giudicato ha inoltre accertato che, negli anni dell’omicidio Mattarella, Contrada intratteneva rapporti con esponenti di vertice di Cosa Nostra, tra cui Michele Greco e Totò Riina. Il nome dell’ex funzionario è rimasto nel tempo associato anche alle indagini sui rapporti tra mafia e apparati dello Stato negli anni delle stragi, tra cui quella di Strage di via D'Amelio del 1992, in cui fu ucciso il magistrato Paolo Borsellino. Nel 2014 la Corte europea dei diritti dell’uomo condannò l’Italia per la mancata concessione degli arresti domiciliari a Contrada quando era gravemente malato. Tre anni dopo, nel 2017, la Corte di Cassazione dichiarò ineseguibile la sentenza di condanna, stabilendo che il reato contestato non era previsto come tale all’epoca dei fatti. Nello stesso anno l’allora capo della Polizia Franco Gabrielli revocò il provvedimento di destituzione, reintegrando Contrada nella Polizia di Stato come pensionato. (red - peg)

(© 9Colonne - citare la fonte)
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