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FOSSE ARDEATINE,
APPELLO SU IGNOTI

FOSSE ARDEATINE, <br> APPELLO SU IGNOTI

L’ultimo ad avere un nome e un cognome è stato nel 2020 Marian Reicher, un polacco arrestato a Roma e ucciso nelle Fosse Ardeatine, insieme alle 335 persone rastrellate dai tedeschi il 24 marzo 1944. Ma il sacrario non è ancora completo. Su ben sette sacelli pesa come un macigno la scritta ignoti. Nonostante siano passati 82 anni, l’impegno per identificare fino all’ultimo martire di quella strage va avanti. L’Università di Firenze, come riferisce La Nazione, ha avviato una nuova fase di ricerca per completare il percorso attraverso il coinvolgimento dei familiari. Da qui l’appello a quanti possano ricordare o fornire notizie utili a ricostruire l’identità di coloro che ancora oggi mancano a quella dolorosa lista. A portare avanti l’indagine col suo gruppo di ricerca, è l’antropologa forense Elena Pilli, che da oltre oltre sedici anni lavora al progetto interdisciplinare in collaborazione con il Ris dei Carabinieri di Roma, l’Ufficio per la Tutela della Cultura e della Memoria della Difesa, il Museo Storico della Liberazione di Roma, la Comunità Ebraica di Roma, l’Ambasciata della Repubblica Federale di Germania. “Crediamo prima di tutto nella necessità di arrivare a una memoria pubblica e a una giustizia storica, non solo per i familiari e i parenti delle vittime ma anche per tutti noi, per chiudere un cerchio dolorosissimo del nostro passato più recente. Un percorso che negli ultimi anni si è arricchito anche grazie al contributo della storica Alessia Glielmi e della documentarista Michela Micocci. E infatti da dodici ‘ignoti’ siamo arrivati a sette” afferma. Oggi quindi l'appello è rivolto a tutti i congiunti affinché contribuiscano con informazioni o con la "donazione volontaria di un campione biologico, per rendere possibile il confronto genetico" e chiudere un cerchio dolorosissimo del passato, poiché ogni vita "non può essere dimenticata". L’ultima persona identificata risale al 2020... “Siamo riusciti a rintracciare il figlio di Marian Reicher, David, un signore ottantenne che vive a Londra. Lui neanche sapeva che suo padre fosse morto nelle Fosse Ardeatine e ormai aveva perso ogni speranza di ricostruire questo tassello della sua storia familiare. È stata un’identificazione toccante, come tutte le altre del resto. David è venuto a Roma con la sua famiglia e ci ha detto che tornerà regolarmente per portare i fuori sulla tomba di suo padre”. E sul metodo di lavoro spiega: “Partiamo dall’antropologia forense, attraverso l’estrazione e la caratterizzazione molecolare del Dna degradato, e affianchiamo la ricerca storico-documentale, che comprende tutti i partner del progetto Virtual Biographical Archive (ViBiA - archivio digitale biografico delle vittime della strage) e le rappresentanze delle famiglie delle vittime (Anfim). Un lavoro che ha dato i suoi frutti, perché dal 2010 a oggi sono state identificate, in momenti diversi, cinque delle dodici vittime inizialmente ignote”. (24 mar - red)

(© 9Colonne - citare la fonte)
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