Agenzia Giornalistica
direttore Paolo Pagliaro

‘’SUL FILM DI REGENI
NESSUNA INFLUENZA’’

‘’SUL FILM DI REGENI <BR> NESSUNA INFLUENZA’’

 

“Il ministro della Cultura, per legge, non esercita e non può esercitare alcuna influenza sulla commissione chiamata a valutare i contributi selettivi, né a monte nella formazione dei giudizi, né a valle rispetto agli esiti delle valutazioni. Ed è giusto che sia così, perché proprio l'autonomia della commissione costituisce la garanzia fondamentale di imparzialità, trasparenza e oggettività”. Così il ministro della Cultura, Alessandro Giuli, rispondendo durante il question time alla Camera a una interrogazione del Pd , in ordine all'esclusione del documentario “Giulio Regeni, tutto il male del mondo” dai contributi ministeriali per il cinema, formulata dalla capogruppo dem in Commissione Cultura, Irene Manzi.    “Quanto al mio giudizio sulla vicenda, sulla tragica vicenda di Giulio Regeni – spiega Giuli - faccio mie le parole del presidente del Consiglio - e direi anche le sue, onorevole Manzi -, il quale ha ribadito che il Governo non ha interrotto e non intende interrompere la ricerca della verità sul caso di Giulio Regeni. Proprio per rispetto della memoria di Giulio Regeni, è necessario attenersi ai fatti. I contributi selettivi previsti dalla legge del 2026 non sono attribuiti sulla base di valutazioni politiche, ma all'esito di una procedura tecnica, pubblica e predeterminata: essi sono assegnati sulla base di bandi e vengono valutati da una commissione composta da 15 esperti, articolata annualmente in sezioni, con un criterio di rotazione, proprio per garantire l'imparzialità, la trasparenza e l'oggettività delle valutazioni. I criteri sono stabiliti dal bando e riguardano profili tecnico-artistici e produttivi ben definiti”. “Nel caso del documentario in questione – spiega il ministro - una prima domanda di contributo selettivo era stata presentata nel 2024 e non aveva ottenuto il contributo richiesto, non avendo raggiunto la soglia minima di punteggio previsto dal bando; una nuova domanda per il medesimo importo è stata poi presentata nel 2025 e, anche in questo caso, il progetto non ha raggiunto il minimo punteggio. È significativo che il progetto sia stato valutato in due annualità diverse da sezioni diverse della commissione: questo conferma che ci troviamo di fronte a un giudizio tecnico reiterato nel tempo che - come sapete, perché lo avete letto sui giornali, ma lo ripeto - non condivido né sul piano ideale né sul piano morale, ma che non è il frutto di una scelta politica. Occorre dirlo con chiarezza: il ministero non può intervenire sulle determinazioni di una commissione tecnica indipendente, né orientare i giudizi in un senso o nell'altro, senza violare proprio quei principi di autonomia e terzietà che la legge impone di garantire”. “Va inoltre osservato – conclude Giuli - che, a fronte del primo mancato finanziamento del 2024, non risultano essersi sviluppate polemiche pubbliche di analoga portata, e su questo vi invito a riflettere. Il caso è stato trasformato, dunque, in terreno di scontro politico-mediatico soltanto dopo il secondo esito negativo, pur in presenza della stessa cornice normativa precedente. Per completezza, segnalo infine che per la medesima opera è stata presentata, a fine dicembre, anche una domanda di tax credit, che è tuttora in fase di istruttoria”. A replicare al ministro il deputato dem Gianni Cuperlo: “Speravamo in un sussulto di orgoglio che ancora una volta il governo non ha avuto. Negare ogni contributo al film su Giulio Regeni non è stato il frutto di norme applicate, di procedure tecniche, ma l'esito del sistema che voi avete introdotto. Concepire la cultura nella sua ricchezza e complessità come terreno di conquista per un’egemonia fondata non sui contenuti, sui talenti e la creatività, ma sull'occupazione di ogni ambito. L’ 11 settembre di due anni fa il ministro Giuli aveva citato come esempio di competenze e pluralismo di questa commissione uno tra i critici più illustri del Paese, Paolo Meneghetti: lo stesso critico che con un atto di coerenza quella commissione ha deciso di abbandonarla assieme a Massimo Galimberti. La realtà è che avete piegato quella e altre commissioni a logiche amicali e criteri di pura e sciocca fedeltà e i risultati sono sotto gli occhi di tutti. Invece il racconto del sequestro e dell’uccisione di un ricercatore italiano di 27 anni non ha raggiunto il punteggio minimo. Ministro, può dire a quest’Aula qual è il punteggio della vita di un ragazzo di 27 anni? Le persone, scelte anche da lei, potevano scegliere tra il cinismo degli interessi e la difesa della vostra dignità, hanno scelto il servilismo degli interessi e voi avete perso un pezzo della vostra dignità”. (Roc)

 

 

 

 

 

(© 9Colonne - citare la fonte)
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