Le criticità per le tempistiche, oltre che per i contenuti. E qualche perplessità che sembra trapelare anche dal Quirinale, sulla norma che prevede una sorta di rimborso gli avvocato in caso di rimpatri dei migranti irregolari. La prima e unica giornata di esame del decreto Sicurezza dedicata alle Commissioni Giustizia e Affari Costituzionali della Camera, prima dell’approdo in aula e della fiducia previste per domani, si svolge un clima di forti tensioni istituzionali e politiche. Dopo il via libera del Senato, che ha sensibilmente ampliato il testo originario portandolo a 35 articoli, Montecitorio è chiamata a convertirlo entro il 25 aprile: tempi strettissimi, che le opposizioni denunciano come una forzatura inaccettabile della democrazia parlamentare. Al punto che i capigruppo di Pd e Avs, Chiara Braga e Luana Zanelli, scrivono al presidente della Camera. Ad alimentare il clima di incertezza ci pensano le indiscrezioni dal Quirinale, segnalate per primi da Filiberto Zaratti e Devis Dori, ragione sufficiente per i due per chiedere la sospensione immediata dei lavori: "Chiediamo di verificare con Governo e Presidente della Camera se ci siano le condizioni per proseguire l'esame, per evitare un conflitto istituzionale da scongiurare assolutamente", hanno dichiarato. E Per Zanella il provvedimento "non garantisce la sicurezza, ma calpesta l'equilibrio e i fondamenti della Costituzione".
Durissima anche Valentina D'Orso, capogruppo M5S in Commissione Giustizia, che definisce l'iter in corso "l'ennesimo abuso di una maggioranza spregiudicata". L'articolo 30-bis è per la deputata pentastellata "abominevole": "Il Governo cerca di comprare la dignità dei professionisti, tentando di trasformare gli avvocati in funzionari governativi", attacca, annunciando un emendamento soppressivo a sua prima firma. Con una nota polemica finale: "Non ci sarebbe modo migliore per celebrare la Festa della Liberazione che liberare il Paese da questo abominio giuridico". Dal fronte centrista, Carlo Calenda bolla l'intero provvedimento come inutile: "Il decreto sicurezza non serve assolutamente a niente, è un altro di quei decreti scritti col nome che dovrebbe provocare un effetto che non provoca". Per il leader di Azione il vero problema è strutturale – carenza di personale in strada, assenza di centri per i rimpatri sul territorio nazionale – e nessun decreto può supplirvi. A margine dei lavori si inserisce anche la protesta sul tema cannabis: il flash mob davanti a Montecitorio promosso da +Europa in occasione della Giornata mondiale del 4/20 ha puntato il dito contro l'inasprimento delle pene anche per i reati di lieve entità previsto nel testo. "Ancora una volta si fa la guerra ai consumatori invece che ai grandi narcotrafficanti", ha denunciato la vicepresidente di +Europa Antonella Soldo.
(Sis)
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