BPI France ha pubblicato un documento che analizza le ragioni del successo dell’export italiano. Il testo, redatto con la collaborazione dell’ICE (l’agenzia che occupa di promuovere l’internazionalizzazione delle imprese italiane) di Parigi e dell’ufficio economico dell’Ambasciata, conferma una forte integrazione tra i sistemi industriali e produttivi dei due Paesi e mette l’accento sui massicci scambi commerciali oltre che sugli importanti investimenti reciproci.
Il rapporto evidenzia come, nonostante una demografia non favorevole e una certa instabilità politica, l’Italia abbia mantenuto una posizione importante del commercio globale arrivando, nel 2023, a posizionarsi tra i principali esportatori mondiali con un avanzo commerciale di 56 miliardi di euro.
Nonostante una demografia sfavorevole e una certa instabilità politica (almeno fino a pochi anni fa), l’Italia ha mantenuto una posizione di rilievo nel commercio globale: nel 2023 è tra i principali esportatori mondiali con un avanzo commerciale di 56 miliardi di euro, nettamente più alto rispetto al deficit strutturale della Francia (104 miliardi).
Tra le ragioni del successo italiano, i costi del lavoro – inferiori del 30% rispetto alla Francia -, ma soprattutto gli investimenti in modernizzazione e robotizzazione e la scelta di concentrarsi su «nicchie ad alto valore aggiunto» capaci di contrastare la concorrenza cinese.
Il rapporto rileva anche che, al contrario della Francia dove ad esportare sono soprattutto i grandi gruppi, l’Italia conta circa 60.000 imprese impegnate nell’esportazione dei propri prodotti. Tra queste – continua il report – si contano “multinazionali tascabili”, puri esportatori e multinazionali straniere (anche se in misura minore che in Francia, 31% contro il 39%). Queste aziende – si legge - hanno spesso filiere poco internazionalizzate, caratteristica che le rende più resilienti in momenti di crisi (come, ad esempio, la guerra in Ucraina).
Il documento contiene anche una riflessione sulla cultura manageriale italiana che appare maggiormente incentrata sul ruolo del direttore commerciale, a differenza del modello francese, più orientato alla finanza. Una mentalità, quella italiana, che si riflette anche nelle gestioni familiari, dove la famiglia si occupa direttamente di curare la strategia di esportazione. Un altro punto a favore del modello italiano è la massiccia presenza nelle fiere internazionali, partecipazione che si conferma al primo posto per presenza di esportatori e visitatori alle fiere francesi.
L’ambasciatrice Emanuela D’Alessandro si dice orgogliosa di questi dati che illustrano «la straordinaria intensità e vitalità dei rapporti tra Italia e Francia».
Persistono, infine, delle criticità su cui lavorare, come la forte esposizione alla concorrenza cinese che si accompagna ad un significativo deficit commerciale con la Cina (34 miliardi di euro, superiore a quello francese di 19.1 miliardi).
(Benedetta Lazzeri)
(© 9Colonne - citare la fonte)




amministrazione