di Paolo Pagliaro
Ridurre del 40% la durata dei processi nel settore civile era uno degli obiettivi del Pnrr ma non è stato raggiunto, ed è difficile che questo possa accadere nei due mesi che mancano alla scadenza del Piano. Nei tribunali civili la durata media di un processo è di 458 giorni, ai quali vanno aggiunti i 467 giorni della Corte d’Appello e gli 889 giorni della Corte di Cassazione. In tutto fanno 5 anni, un tempo irragionevole soprattutto se confrontato con quello che occorre per ottenere giustizia negli altri Paesi. Per rispettare gli impegni presi con l’Europa sarebbe necessario ridurre di un ulteriore anno la durata media delle cause civili.
La questione – totalmente trascurata nella stagione del referendum - ha a che fare con i diritti dei cittadini e con la vita delle imprese, cosa che spiega perché sia stata Assonime, l’associazione delle società per azioni, a proporre oggi un primo bilancio degli interventi sul sistema giustizia finanziati con i miliardi del Pnrr. E’ un consuntivo che segnala i progressi fatti in termini di obiettivi misurabili, interventi normativi, digitalizzazione e organizzazione degli uffici. Ma che mette in fila anche una serie di gravi difficoltà a cominciare dalla mancanza di personale, cosa che incide negativamente anche sulla riduzione dei tempi processuali. E che spesso rende impossibile trattare le cause nei limiti dei due anni imposti dalla riforma Cartabia, con il risultato di cancellare i processi e minare la fiducia dei cittadini verso lo Stato, cosa che accade – scrive Assonime - quando il rischio penale non è più un efficace deterrente per la criminalità.





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