Roma, 23 apr - “Il tema della vittimizzazione secondaria delle donne resta una piaga, anche a dispetto di norme che abbiamo varato in questi ultimi anni, penso in modo particolare che nel testo che prevede il reato di femminicidio abbiamo messo misure specifiche che vietano la vittimizzazione secondaria”. Così Valeria Valente, senatrice Pd, che nel corso del sindacato ispettivo in Senato ha interrogato il governo in merito all'esecuzione di una decisione del Cedaw (Comitato per l'eliminazione della discriminazione contro le donne, frutto della Convenzione Onu ratificata dall’Italia nel 1985) in un caso di vittimizzazione secondaria di una donna vittima di violenza. “Purtroppo – prosegue Valente, componente della Commissione Femminicidio di cui è stata presidente nella scorsa legislatura - in tantissime aule di giustizia le donne continuano ad essere rivittimizzate sulla base di stereotipi e pregiudizi. C'è ormai un orientamento giurisprudenziale, ma anche normativo, in sede internazionale che va in una direzione chiara e precisa. Abbattere stereotipi e pregiudizi, evitare vittimizzazione secondaria e soprattutto nei casi di violenza sessuale mettere al centro il consenso della vittima, onde evitare rischi di questo tipo. Eppure – sottolinea la parlamentare dem - l'Italia si mostra inadempiente. Abbiamo sollevato il caso di una donna che ha subito violenza sessuale e che secondo il Comitato aveva subito forme di vittimizzazione secondaria, evidenziando soprattutto come la valutazione probatoria fosse stata ispirata da stereotipi e pregiudizi, che avevano compromesso seriamente l'attendibilità e il racconto della donna vittima di violenza, e che in qualche modo avevano determinato l'esito infausto del procedimento per la donna”. “L'Italia – ribadisce Valente - è inadempiente rispetto a questo specifico caso perché vi erano delle indicazioni chiare del comitato Cedaw, che chiedeva appunto all'Italia intanto di adottare condotte riparatorie a partire dal risarcimento del danno a questa donna, ma poi chiedeva in modo particolare la sollecitazione ancora una volta al nostro Paese di scrivere norme chiare, che possano evitare la vittimizzazione secondaria delle donne nelle aule di giustizia. Quindi per noi – conclude la senatrice - di nuovo il ritorno alla centralità del consenso della ridefinizione del 609 bis nel codice penale, che aiuterebbe moltissimo le donne nel corso dei procedimenti giudiziali a evitare i calvari e qualsiasi forma di vittimizzazione secondaria. Abbiamo sollecitato in questo senso il governo, speriamo che oltre a rivendicare le cose fatte soprattutto colga che ancora è inadempiente rispetto a tanto altro, e accolga in qualche modo i nostri suggerimenti e le nostre sollecitazioni”. (PO / Roc)
(© 9Colonne - citare la fonte)
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