Roma, 23 apr - “È in corso una vera e propria strage, bisogna capire che cosa sta succedendo e perseguire penalmente i responsabili”. Lo ha detto Eleonora Evi, deputata del Pd, intervenendo sul caso dei lupi uccisi in pochi giorni nel Parco nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise, per il quale ha presentato un’interrogazione parlamentare. Secondo Evi, l’escalation – “siamo arrivati a 18 lupi morti avvelenati in pochi giorni” – impone di fare piena luce su dinamiche e responsabilità, anche alla luce di un contesto che, a suo avviso, “non può che essere motivato anche da un clima politico che legittima atti di bracconaggio”. Nel testo dell’interrogazione, rivolta ai ministri dell’Ambiente, dell’Interno e della Difesa, si ricostruisce come tra il 15 e il 22 aprile siano stati rinvenuti numerosi esemplari morti nell’area protetta, con i primi accertamenti che indicano l’uso di esche avvelenate, pratica vietata e penalmente perseguibile . Un quadro che, insieme ad altri episodi registrati in Toscana, “segnala una deriva criminale diffusa” e solleva interrogativi anche sulla possibile presenza di una rete organizzata dietro le uccisioni . Evi parla apertamente di “disastro ambientale” e non esclude “collegamenti con la criminalità organizzata”, sottolineando come modalità e concentrazione geografica degli episodi possano far pensare a un’azione sistematica. Ma la deputata punta il dito anche contro le scelte politiche recenti: “Il declassamento dello status di protezione del lupo e la narrazione che lo criminalizza alimentano paura e abbassano il livello di tutela”, afferma, denunciando una “responsabilità politica” che contribuirebbe a legittimare comportamenti illegali.
Nell’interrogazione si richiama inoltre il dato nazionale sulla mortalità dei lupi: oltre 1.600 esemplari morti tra il 2019 e il 2023, con un trend in crescita e una media che supera un caso al giorno, numeri considerati “solo la punta dell’iceberg” per le lacune nel sistema di monitoraggio . Da qui la richiesta al governo di intervenire con urgenza per rafforzare controlli e prevenzione: potenziamento dei Carabinieri forestali e dei guardiaparco, oggi “sotto organico e privi di risorse”, maggiore sorveglianza nelle aree protette e un sistema nazionale di raccolta dati uniforme e trasparente “Altro che decreto sicurezza – conclude Evi – qui non è garantita la sicurezza della biodiversità e di chi vive e frequenta la natura. Senza dati e senza strumenti adeguati non si possono fare politiche efficaci, e il rischio è che si continui a lasciare spazio a chi si fa giustizia da sé”.
(PO / Sis)
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