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DALLA RUSSIA A ISRAELE
IL GRANO RUBATO A KIEV?

DALLA RUSSIA A ISRAELE <BR> IL GRANO RUBATO A KIEV?

Si registra un picco di estrema frizione nei rapporti tra Ucraina e Israele. L'ambasciatore dello Stato ebraico a Kiev è stato ufficialmente convocato dal governo ucraino in seguito all'attracco nel porto di Haifa di navi cariche di cereali che, secondo le autorità di Kiev, proverrebbero da territori ucraini occupati militarmente dalla Russia. La vicenda non rappresenta un caso isolato, ma si inserisce in una scia di segnalazioni iniziate già a metà aprile, quando l'Ucraina aveva allertato Israele sulla presenza di una prima nave sospetta. Il silenzio o la mancata reazione delle autorità israeliane a quella prima segnalazione hanno portato oggi a una decisa escalation diplomatica.

LA DENUNCIA DI KIEV: IL “COMMERCIO ILLEGALE” CHE MINA L'AMICIZIA. Il ministro degli Esteri ucraino, Andrii Sybiha, ha espresso ieri sera una posizione molto netta attraverso un messaggio sui social media, evidenziando il rischio di un deterioramento delle relazioni bilaterali. Pur definendo i rapporti tra i due Paesi come “amichevoli”, Sybiha ha avvertito che tali legami potrebbero essere messi a dura prova dal “commercio illegale di grano ucraino rubato da parte della Russia”.

La posizione ucraina è di estrema fermezza: il governo di Kiev ritiene che l'accettazione di questo carico da parte di Israele costituisca un atto ostile e un danno diretto agli interessi nazionali ucraini. Sybiha ha inoltre sottolineato come questa nuova nave arrivata ad Haifa sia la conferma di un sistema reiterato di esportazione illegale, dichiarando lunedì: “Ribadiamo l'avvertimento a Israele di non accettare questo grano rubato e di non arrecare alcun danno alle nostre relazioni”.

IL MONITO DELL'UNIONE EUROPEA E LO SPETTRO DELLE SANZIONI. Sulla vicenda è intervenuta con forza anche l'Unione Europea. Anwar El Anouni, portavoce dell'UE per gli affari esteri, ha rilasciato dichiarazioni significative al quotidiano Haaretz, confermando che Bruxelles sta monitorando con attenzione i movimenti della “flotta segreta russa”. El Anouni ha dichiarato: “L'UE ha preso atto delle notizie secondo cui una nave della flotta segreta russa, che trasportava grano ucraino rubato, è stata autorizzata a scaricare nel porto di Haifa”.

L'Unione Europea vede in questa operazione non solo un furto di risorse, ma un meccanismo per aggirare le restrizioni internazionali. “Condanniamo tutte le azioni che contribuiscono a finanziare lo sforzo bellico illegale della Russia e a eludere le sanzioni dell'UE, e restiamo pronti a contrastare tali azioni”, ha aggiunto il portavoce. Il richiamo di Bruxelles a Israele è un segnale politico di peso, che spinge il governo Netanyahu a una scelta di campo tra la neutralità commerciale e il rispetto delle sanzioni occidentali.

IL CONTESTO: IL GRANO COME ARMA DI GUERRA ECONOMICA. La controversia attuale poggia su basi documentali che il Consiglio Europeo aveva già formalizzato nel maggio 2024. In quell'occasione, era stato dichiarato ufficialmente che “vi sono prove del fatto che la Russia si stia attualmente appropriando illegalmente di grandi quantità di cereali e semi oleosi nei territori ucraini che occupa, esportandoli come presunti prodotti russi”.

Per Kiev, l'arrivo di queste navi ad Haifa rappresenta una prova tangibile di come Mosca utilizzi le risorse agricole sequestrate per finanziare la propria macchina bellica. Il fatto che un partner tecnologico e strategico come Israele consenta lo scarico di tali merci è visto dall'Ucraina come una negligenza grave, soprattutto considerando che le autorità di Tel Aviv erano state informate preventivamente della natura sospetta del carico.

LA REAZIONE RUSSA E IL SILENZIO ISRAELIANO. Dall'analisi dei media russi emerge una narrazione di segno opposto, che tende a minimizzare le accuse di Kiev definendole “provocazioni volte a isolare Mosca”. Tuttavia, tra le righe delle cronache di agenzie come Tass o Ria Novosti, si legge la conferma dell'importanza strategica dei corridoi d'esportazione verso il Medio Oriente. Israele, dal canto suo, si trova in una posizione delicata: la necessità di garantire i propri approvvigionamenti alimentari si scontra con l'obbligo diplomatico di non legittimare operazioni commerciali di dubbia provenienza.

Il silenzio del porto di Haifa e la mancata “risposta adeguata” lamentata da Sybiha rendono ovvia la volontà israeliana di gestire la crisi sottotraccia, cercando di evitare uno scontro aperto con Mosca pur mantenendo il dialogo con Kiev. Tuttavia, la convocazione dell'ambasciatore avvenuta questa mattina rende la gestione del dossier estremamente complessa, costringendo Israele a una risposta ufficiale che potrebbe avere ripercussioni sul delicato equilibrio geopolitico della regione.

(28 APR – deg)

(© 9Colonne - citare la fonte)
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