“Ho provato un senso di sgomento, ma anche di indignazione per un gesto che rende ancora più pesante il clima che viviamo dal 7 ottobre attorno alla nostra Comunità. Immediata e totale è la solidarietà che ho espresso nei confronti dei feriti, Rossana Gabrieli e Nicola Fasciano. Li cito per nome, perché desidero ribadire la mia personale vicinanza e, attraverso me, quella di tutti i membri della Comunità ebraica di Roma”. Lo afferma Victor Fadlun, presidente della Comunità ebraica di Roma, in una intervista a Il Messaggero. Fadlun sottolinea che “non c’è giustificazione a un atto come quello di cui è sospettato il nostro giovane iscritto, per quanto commesso con una pistola ad aria compressa e in un contesto di crescente pressione nei confronti degli ebrei. Il 25 Aprile, a Milano, la Brigata ebraica è stata costretta a uscire dal corteo sotto scorta della polizia, al grido: saponette mancate. Lo trovo raccapricciante, ma questo episodio è rimasto sottotraccia e non è stato condannato da chi era nella manifestazione”. Riguardo alla mancata partecipazione ufficiale alle celebrazioni, spiega che “era dovuta esclusivamente alla coincidenza con lo Shabbat, che per noi è un obbligo assoluto. Il nostro silenzio doveva essere interpretato non come un’assenza, ma come una pausa di riflessione sul clima di odio antiebraico a cui da mesi siamo sottoposti. L’indifferenza, l’insensibilità e l’assenza di un’adeguata reazione della società civile, prima ancora che della politica, all’ingiuria insopportabile delle saponette mancate, dà la misura dell’orrore morale a cui si è arrivati”. Sulla libertà di movimento, il presidente osserva che “siamo costretti a vivere la nostra ordinaria vita ebraica circondati da personale di tutte le diramazioni del ministero dell’Interno, perché non siamo liberi neppure di camminare liberamente per le strade della nostra città con la kippah indosso, senza dover temere insulti e aggressioni. So benissimo che nella coscienza dell’opinione pubblica sta passando l’idea di una comunità vittimista, ma sfugge ai più che non c’è famiglia, tra le nostre migliaia di iscritti, che non abbia sofferto un lutto o non abbia subito atti persecutori”. Replicando alle note dell'Anpi, Fadlun dichiara: “Ho sentito parlare addirittura di unità paramilitari. Mi sembra assurdo. È vero, piuttosto, che circola nella comunità un senso di impotenza e la percezione di un’incomprensione diffusa verso la crescita esponenziale di gesti e parole antisemiti. Ho espresso piena solidarietà e vicinanza agli iscritti all’Anpi feriti, allo stesso modo devo dire che le posizioni dell’Anpi riguardo alla Brigata ebraica e alla partecipazione degli ebrei alla lotta contro il nazifascismo sono inquinate da un’ansia di militanza politica che nulla ha a che vedere con la storia della Resistenza. Assistiamo sempre di più a un rovesciamento della verità quando ci apprestiamo a celebrare il 25 Aprile”. Rivolgendosi ai feriti, aggiunge: “Ho chiesto di poterli incontrare, per esprimere di persona solidarietà e vicinanza, ma mi è stato detto che sono scossi e per almeno una settimana è impossibile. Io sono a disposizione, con il cuore aperto e il desiderio di lavorare per il dialogo e la conciliazione”. Sull'aumento del rischio di attacchi, conclude: “La risposta è semplice: purtroppo, sì. Ringraziamo le autorità e le forze dell’ordine per il lavoro instancabile e la professionalità con cui ogni giorno garantiscono la nostra sicurezza e incolumità. Esiste una comunità internazionale? Noi ebrei di Roma siamo italiani. Quando ci viene chiesto di dissociarci da Israele è perché si dimentica che anche noi siamo cittadini italiani”. (25 apr - red)
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