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DFP, OK DA CAMERE
GIORGETTI ''REALISTA''

DFP, OK DA CAMERE <BR> GIORGETTI ''REALISTA''

Via libera dai due rami del Parlamento alla risoluzione di maggioranza sul Documento di finanza pubblica. Precluse invece la risoluzione unitaria di Pd, M5S, Avs e Iv e quella di Azione, su cui il governo aveva espresso parere negativo. In aula alla Camera, il ministro dell'Economia Giancarlo Giorgetti ha difeso le scelte del governo dalle critiche dell'opposizione.   "Innanzitutto, faccio una premessa - spiega il ministro -  Credo che il principio di realismo debba condurre tutti quelli che si appassionano a queste materie per capire la situazione del Paese, non per scaricare responsabilità su altri, ma per capire quelli che sono i dati oggettivi che scontiamo, rispetto a delle scelte che abbiamo fatto nel passato e anche nel lontano passato. Questo Paese ha scelto di rinunciare al nucleare. Certo, io invidio il collega francese che ha il 60 per cento dell'energia che oggi è fornita dal nucleare, e anche un po' quello spagnolo, che ha il 20 per cento. Questo Paese ha il debito pubblico più elevato, in percentuale, in Europa. Io invidio il collega tedesco, che ha spazi fiscali che noi non abbiamo. Ma questo è il dato da cui partire: chi ignora questo dato, ignora la realtà, e non si può fare politica ignorando la realtà". Il ministro, inoltre, rivendica che "grazie alla fiducia delle agenzie di rating, che ci giudicano oggi in modo molto migliore rispetto a 5 o 10 anni fa,  noi siamo in grado di rendere sostenibile questa immensa mole di debito". "Un Paese indebitato - sottolinea Giorgetti - non è totalmente libero, dipende da questo vincolo che non si può ignorare. Se qualcuno viene a proporre l'idea di cominciare a spendere senza ritegno, posso garantire che la sostenibilità del debito diventerà un vero e grosso problema per chiunque avrà la responsabilità di assicurarla". Il titolare del dicastero di Via XX Settembre si sofferma poi sul tema dello sforamento nel rapporto deficit-Pil: "Perché siamo arrivati al 3,07 per cento? Semplicemente perché l'andamento dei bonus edilizi, nei mesi fino a settembre e ottobre, era assolutamente nella normalità. Il problema è che, dopo la chiusura del 2025, abbiamo registrato, come dato di fatto, un anomalo volume di presentazione di domande, che ha portato questo dato sopra le nostre previsioni di settembre. Diciamo che abbiamo sbagliato, diciamo che non abbiamo la sfera di cristallo, come magari qualcun altro". Infine, sul Patto di stabilità, Giorgetti risponde così a chi sostiene che il governo non avrebbe dovuto firmarlo: "Se non si firmava questo nuovo Patto di stabilità, sarebbe rientrato in vigore quello vecchio che - vi posso garantire - è assai peggio, anche perché, quantomeno per il periodo 2025-2027, non conteggia l'andamento degli oneri finanziari e degli interessi sul debito che una qualche rilevanza per l'Italia ce l'hanno".  "Quello che io sostengo, che ho detto in Commissione e lo ribadisco qui - chiosa il ministro - è che è molto difficile da sostenere, quantomeno politicamente, una escape clause - come la chiamano in Europa - che preveda la possibilità di non considerare, ai fini del Patto, le spese per la difesa e, invece, consideri quelle per quanto riguarda gli interventi a favore di famiglie e imprese e per quanto riguarda l'energia. Vedo qui un'incongruenza logica, che noi ribadiremo e continueremo a ribadire". In dichiarazione di voto, il senatore Matteo Renzi si avvale  di citazioni cinematografiche, prendendo in prestito la frase cult del film "Audace colpo dei soliti ignoti", "M'hanno rimasto solo questi quattro…"  "L'hanno rimasta sola, ministro Giorgetti - afferma il leader di Iv, rivolgendosi al ministro seduto tra i banchi del governo - Si giri alla sua sinistra e alla sua destra. Dov'è la Presidente del Consiglio? Non c'è. La presidente del Consiglio è in fuga, ma non come l'uomo solo al comando di Fausto Coppi. È in fuga dal referendum, non gliene sta andando in porto una e c'è da capirla". Altra battuta dal sapore cinematografico contro il segretario al Mef Federico Freni, seduto vicino al ministro. "Noi dell'opposizione ci siamo quasi affezionati e sicuramente le vogliamo più bene noi di quanto gliene voglia il centrodestra, che da un anno la tiene fermo lì a fare il sottosegretario per non mandarlo alla Consob, perché state litigando anche su quello. La verità è che Freni non è un cognome: è un'esortazione. Invece che ‘Fantozzi batti lei’, qui è ‘Meloni freni lei’, perché, da quando c'è il governo Meloni, è frenato tutto". "Di cabaret ne abbiamo fatto abbastanza. Qualcuno potrebbe dire: 'M'hanno rimasto solo gli elettori'", risponde per la maggioranza il senatore Giorgio Salvitti. "Però non mi sento Vittorio Gassman e, quindi, evito ulteriori battute da questo punto di vista". (Roc)       

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