El Salvador è tornato alla ribalta mediatica internazionale dopo la recentissima entrata in vigore di un controverso pacchetto di norme penali volute dal presidente Nayb Bukele che prevedono, tra l’altro, l’ergastolo per i minorenni accusati di omicidio, stupro e appartenenza a bande criminali. Non sono mancate le proteste di organizzazioni diverse e tra queste la Commissione Interamericana per i Diritti Umani che ha denunciato provvedimenti ritenuti incompatibili con gli standard costituzionali internazionali e sproporzionati rispetto al fine della riabilitazione del minore. Il presidente Bukele, tuttavia, nonostante le denunce presentate per le durissime politiche contro la criminalità introdotte sin dal 2022, non sembra intenzionato a fare un passo indietro. Va anche ricordato che fino a pochi anni fa El Salvador era ritenuto uno dei paesi più violenti al mondo e quando Bukele ha assunto le funzioni presidenziali nel 2019 ha subito adottato una politica della sicurezza rigorosa suscitando forti critiche dalle organizzazioni per i diritti umani che hanno denunciato anche abusi di potere e arresti arbitrari. El Salvador, in relazione alla sua posizione strategica nell’America centrale, è diventato nel tempo un’area di fondamentale importanza per il trasporto della cocaina dal Sud America al Nord e, in misura minore, in Europa. Il sequestro, poco più di due mesi fa, da parte della marina militare salvadoregna, a bordo di una nave, di 6,6 ton. di cocaina è stato tra i più grandi sequestri di droga nella storia del Paese (nel 1993 furono 8 le tonnellate di cocaina intercettate). Una storia travagliata dopo la fase rivoluzionaria e l’accordo di pacificazione firmato a Chapultepec (Messico) il 10 gennaio 1992 che prevedeva la smobilitazione graduale e la consegna delle armi da parte della guerriglia salvadoregna riunita nell’FMLN (Fronte Farabundo Martì per la Liberacion Nacional, lo stesso che, alle elezioni del 2000, si consolidò come il principale partito politico del Paese). Fondato nel 1980, era formato da cinque organizzazioni rivoluzionarie con ideologie che andavano dal cristianesimo sociale al marxismo leninismo, riunificate per la lotta contro il governo reazionario e per la costruzione del socialismo reale. El Salvador ha dovuto affrontare i problemi di una riorganizzazione politica e ideologica, oltre che strutturale, a causa del passaggio dalla lotta militare a quella elettorale e civile, con la smilitarizzazione e democratizzazione del paese. Ci sono state molte resistenze e solo il 15 dicembre 1992 è stata dichiarata formalmente la fine di una guerra civile durata dodici anni e costata 75milamorti. I patti di pacificazione hanno, comunque, impegnato il governo, oltre che ad una epurazione in seno all’esercito, anche a distribuire terra ai campesinos, a ex ribelli e soldati, a trasformare al Policia Militar in un organismo con direzione civile e ad integrarla con esponenti del Fronte. Nel complesso il processo di pace ha avuto successo e si è avuta anche la riforma agraria con la distribuzione della terra ai contadini e la riforma giudiziaria ed elettorale. Una riforma agraria, tuttavia, che non è stata basata sulla espropriazione ma sulla contrattazione con i grandi proprietari e che è stata lenta e burocratica. Oggi El Salvador ha avuto un cambiamento notevole a livello sociale e soprattutto in termini di sicurezza e sta vivendo un buon momento anche a livello turistico tra tutti i Paesi dell’America Latina.
(© 9Colonne - citare la fonte)




amministrazione