di Paolo Pagliaro
Il 3 maggio ha compiuto dieci anni una risoluzione che avrebbe dovuto cambiare le guerre. La 2286 del Consiglio di Sicurezza ONU fu adottata all'unanimità nel 2016 con un obiettivo preciso: rendere intoccabili gli ospedali, le ambulanze, i medici. Un impegno solenne di tutta la comunità internazionale. Oggi, a un decennio di distanza, quell'impegno vale meno dell’inchiostro con cui fu firmato. I numeri sono impietosi. Gli attacchi all'assistenza sanitaria nelle zone di guerra sono aumentati di cinque volte in soli cinque anni: da 571 vittime nel 2020 a oltre 3.100 nel 2025. Non stiamo parlando di danni collaterali occasionali, di errori tragici ma inevitabili. Stiamo parlando di assalti pianificati e di violazione deliberata degli impegni sottoscritti. L'81% degli attacchi è stato compiuto da attori statali. Governi. Eserciti regolari dotati di catene di comando, di strutture legali, di rappresentanti in quell'Assemblea ONU che la risoluzione la votò. Russia e Israele guidano questa classifica. Medici Senza Frontiere porta addosso i segni concreti di questo fallimento: 21 operatori uccisi, 255 incidenti gravi in dieci anni contro le proprie strutture e i propri mezzi, con un'accelerazione brutale proprio negli ultimi due anni. Chi cura i feriti di tutte le parti, senza distinzione, è diventato un bersaglio. O peggio: un ostacolo. Il vero scandalo, però, non è nemmeno questo. È l'impunità totale che accompagna ogni singolo episodio. Su oltre 7.500 attacchi documentati, non esiste un caso solo in cui la responsabilità sia stata accertata in modo credibile. Le indagini indipendenti vengono bloccate, le violazioni negate o ridotte a incidenti tecnici. Quando un ospedale viene raso al suolo, non muoiono soltanto le persone che si trovavano dentro. Muoiono, nei mesi e negli anni successivi, tutte quelle che non avranno più dove andare. È una violenza silenziosa, che non fa notizia, ma che si somma alle macerie. Il 7 maggio MSF, insieme alle federazioni nazionali dei medici e degli infermieri, lancia una petizione al Governo italiano. Le richieste sono minime, quasi elementari: condannare gli attacchi, sostenere le indagini, difendere le regole quando vengono violate. Che sia necessario chiederlo, dieci anni dopo, dice tutto.
(© 9Colonne - citare la fonte)




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