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Il colore come eredità: Lorenzo Mortet, da Roma a New York

Il colore come eredità: Lorenzo Mortet, da Roma a New York

Nella Giornata Mondiale del Colore del 6 maggio, il percorso di Lorenzo Mortet: uno studente-artista che fa del colore il suo linguaggio distintivo, trasformando la tradizione di famiglia in una ricerca contemporanea capace di parlare al mondo

C’è un filo sottile che lega la tradizione artigiana più antica alla sperimentazione contemporanea, e passa attraverso lo sguardo e le mani di Lorenzo Mortet. Figlio d’arte, erede di una dinastia che da cinque generazioni lavora nel cuore di Roma, Lorenzo cresce dentro la bottega di famiglia, respirandone ogni giorno il ritmo e i segreti.
È in questo universo denso di eredità e bellezza che cresce il piccolo Mortet. Qui ha iniziato a giocare con la cera che il padre Dante, il nonno Aurelio e lo zio Andrea utilizzavano per modellare i vari oggetti. Fin da bambino, tra piccoli tentativi e osservazione silenziosa, assorbe il linguaggio della bottega come una lingua madre. Mentre i coetanei frequentano i centri estivi, lui sceglie di trascorrere le giornate nella bottega di famiglia, apprendendo un mestiere che è anche visione. Una scelta che si consolida con la decisone di iscriversi al liceo artistico Confalonieri De Chirico, che frequenta tuttora, dove allo studio si affiancano le prime collaborazioni con il padre ed il desiderio di trovare una propria voce.
Quella voce prende forma attraverso il colore. Un’intuizione che nasce da un episodio preciso: mentre Dante Mortet sta lavorando alla scultura delle mani e dei piedi di Pelé, Lorenzo entra in contatto con l’universo simbolico del campione brasiliano, ricevendo un messaggio personale che lo segna profondamente. Da quel momento, il colore diventa il centro della sua ricerca.
Nasce così il dipinto dedicato a Pelé, un’opera caratterizzata da una particolare texture cromatica capace di creare un’illusione ottica: il colore cambia a seconda della distanza dello sguardo, rivelando livelli di lettura diversi e uno storytelling che si intreccia anche a riflessioni di carattere sociologico. Il lavoro viene presentato a Miami, durante Art Basel, insieme alle sculture delle mani e dei piedi del campione, riscuotendo un grande successo.
È proprio da questo risultato che prende forma un nuovo capitolo: il contatto con i New York Cosmos e la commissione dei primi tre dipinti destinati al museo del club a Patterson (New Jersey). Le opere – dedicate a Pelé, Franz Beckenbauer e Carlos Alberto – reinterpretano lo stile visivo legato alla storia dei Cosmos tra gli anni Settanta e Ottanta, fondendo pittura e suggestioni serigrafiche in un linguaggio che tiene insieme memoria e contemporaneità. Una sintesi pensata per ispirare il futuro partendo dai miti del passato.
Il percorso di Lorenzo si distingue anche per la capacità di contaminare tecniche e materiali. Emblematico il suo primo intervento all’insegna del colore: la modifica di una scultura in bronzo realizzata dal padre per Malika Ayane in occasione della festa della musica, arricchita da schizzi cromatici per renderla più intima e vicina all’identità dell’artista che il giovane Mortet aveva conosciuto in un precedente incontro. Un gesto che racconta già una visione precisa: utilizzare il colore come elemento vivo, capace di trasformare e personalizzare l’opera.
Proprio per questo l’arte di Lorenzo Mortet si inserisce pienamente nello spirito della Giornata Mondiale del Colore, istituita nel 2009 per celebrare il ruolo fondamentale dei colori nella vita quotidiana e nelle diverse discipline. Dall’arte alla scienza, dall’architettura alla tecnologia, il colore influenza percezioni, emozioni e scelte, diventando uno strumento universale di espressione. Ed è proprio attraverso il colore che Lorenzo porta avanti una tradizione familiare secolare, dimostrando come il patrimonio artistico italiano continui a evolversi e a dialogare con il mondo.
Il suo percorso è un ponte tra passato, presente e futuro, dove la tradizione della bottega Mortet incontra nuove forme di linguaggio e trova nuove strade per esprimersi anche oltre confine. In un anno in cui l’Italia non sarà protagonista sul campo ai mondiali di calcio, attraverso la presentazione delle opere al museo dei Cosmos a giugno, sarà forse proprio un giovane artista a rappresentarne lo spirito creativo azzurro oltre confine. Perché, come dimostra la storia dei Mortet, il migliore vivaio italiano resta quello dell’arte: silenzioso, tenace, e sempre sorprendentemente vivo.

Germana Valentini

(© 9Colonne - citare la fonte)
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