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Pleistocene: risolto dopo due secoli il mistero sull’identità del bradipo gigante

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Pleistocene: risolto dopo due secoli il mistero sull’identità del bradipo gigante

Minas Gerais - Per quasi due secoli la sua esistenza era stata solo ipotizzata. Ora finalmente la paleontologia ha dato un volto e una storia a uno dei protagonisti della megafauna sudamericana: l’Ocnotherium giganteum. A metà Ottocento, infatti, erano stati ritrovati nelle grotte del Minas Gerais, in Brasile, pochi denti isolati che alcuni studiosi avevano ipotizzato potessero appartenere a un bradipo del Pleistocene, ma non c’era certezza di questa attribuzione. Oggi a dare per la prima volta un volto e una storia all’Ocnotherium giganteum è una ricerca internazionale, coordinata dal paleontologo François Pujos del CONICET (Consejo Nacional de Investigaciones Científicas y Técnicas) di Buenos Aires, a cui hanno partecipato Dawid Adam Iurino, docente di paleontologia dei vertebrati presso l’Università di Milano, e il paleontologo Alberto Boscaini, ricercatore presso l’Istituto di ecologia, genetica ed evoluzione dell’Università di Buenos Aires. Lo studio, pubblicato sullo Zoological Journal of the Linnean Society, ha chiarito il mistero di questa specie grazie a nuovi reperti, tra cui un cranio quasi completo e scheletri parziali recuperati durante le spedizioni condotte nelle grotte brasiliane dal paleontologo Càstor Cartelle del PUC (Pontifícia Universidade Católica) di Minas Gerais. Gli studiosi hanno così potuto analizzare i resti di almeno otto individui, ricostruendo il 90% dell'anatomia scheletrica. L’identikit emerso dallo studio descrive un mammifero imponente, pesante quasi due tonnellate, caratterizzato da un cranio eccezionalmente robusto e da una dentatura unica. L’analisi dello scheletro suggerisce che l’animale si muovesse prevalentemente su quattro zampe, ma che all’occorrenza potesse sollevarsi sugli arti posteriori, assumendo una postura semi-eretta per difendersi dai predatori. “Questo lavoro non solo conferma che Ocnotherium giganteum è una specie distinta, distinguendola nettamente dai suoi parenti più noti come Mylodon o Megatherium, ma identifica Ocnotherium come una specie endemica e unica della costa atlantica brasiliana” dichiara Alberto Boscaini. “Le analisi digitali eseguite sui modelli 3D hanno permesso di comprendere per la prima volta numerosi dettagli anatomici di questo gigante, offrendo preziose informazioni sulla sua anatomia e sulla sua ecologia. Ad esempio, i bulbi olfattivi risultano estremamente sviluppati, ciò suggerendo che l’animale facesse affidamento su un olfatto finissimo per orientarsi, individuare conspecifici e predatori, o per localizzare fonti di cibo” ha spiegato il professor Dawid Adam Iurino che ha condotto le analisi tomografiche sui resti fossili, esplorando le strutture interne del cranio (come il cervello, l’orecchio interno, i nervi e i vasi sanguigni)senza intaccare l'integrità dei reperti e svelando caratteristiche paleobiologiche finora poco conosciute. Un dettaglio di eccezionale valore scientifico emerge dallo studio di un omero, attualmente in corso, caratterizzato dalla presenza di segni di taglio. “Le incisioni osservate sulla superficie dell’osso indicando che questo gigante fu con ogni probabilità macellato e consumato dai primi Homo sapiens giunti nel continente, confermando l'interazione diretta tra l’uomo e la megafauna nel Brasile nel Pleistocene”, conclude François Pujos. Lo studio di Ocnotherium, oltre a svelarne l’aspetto e l’ecologia, contribuisce a delineare la ricchezza della fauna pleistocenica sudamericana e la sua importanza nel quadro della diffusione di Homo sapiens, prima dell’estinzione dei grandi mammiferi avvenuta circa 12.000 anni fa. (9colonne)


(© 9Colonne - citare la fonte)
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