Il peso della crisi energetica, la competitività industriale europea, il ritorno del nucleare, la riforma della burocrazia e il futuro dell’Unione Europea sono stati al centro dell’Assemblea pubblica di Confindustria che si è svolta oggi al Roma Convention Center La Nuvola di Roma. Presenti il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, i presidenti di Camera e Senato, numerosi ministri e autorità istituzionali. Ad aprire i lavori è stato il presidente di Confindustria Emanuele Orsini, seguito da un videomessaggio della presidente del Parlamento europeo Roberta Metsola e dall’intervento della premier Meloni. Nel suo intervento introduttivo Orsini ha tracciato un quadro fortemente critico della situazione economica europea, sostenendo che “il momento della verità è arrivato” e che “senza produzione e crescita non c’è ridistribuzione e non c’è futuro”. Il presidente di Confindustria ha indicato come priorità un “vero mercato unico dell’energia”, un “vero mercato unico dei capitali” e il ricorso al “debito comune” per finanziare investimenti strategici. Ampio spazio anche al tema energetico. “Per le imprese il prezzo dell’energia è ormai arrivato a una vera e propria minaccia esistenziale”, ha dichiarato, chiedendo di sospendere l’Ets europeo e accelerare sul nucleare. “Noi per primi, come imprese, siamo disponibili a ospitare i piccoli reattori modulari nei nostri stabilimenti e nei nostri distretti”, ha aggiunto. Orsini ha inoltre denunciato il rischio di deindustrializzazione europea, attaccando le politiche comunitarie su competitività e transizione energetica. “Bruxelles non ha chiaro cosa significhi competitività”, ha detto, parlando di “regole asfissianti” e di un sistema produttivo europeo sotto pressione. Duro anche il passaggio sulla Cina: “La Cina sta colonizzando i nostri mercati”. Nel suo intervento il presidente di Confindustria ha affrontato anche il tema dell’intelligenza artificiale, definita “un ecosistema che dobbiamo costruire”, avvertendo che “lasciare che questa dipendenza si consolidi vuol dire cedere sovranità”.
Nel videomessaggio inviato all’assemblea, la presidente del Parlamento europeo Roberta Metsola ha richiamato la necessità di rafforzare l’autonomia strategica europea. “Se vogliamo che la nostra Unione sia davvero autonoma dobbiamo dotarla delle risorse adeguate per sostenerla”, ha dichiarato, aggiungendo che “non possiamo finanziare il domani con il bilancio di ieri”. Metsola ha sostenuto che serviranno “più partenariati pubblico-privati” e “una collaborazione più forte tra le industrie Ue” nei settori strategici come energia, tecnologia e difesa. La presidente del Parlamento europeo ha inoltre chiesto “un bilancio più ambizioso” per il nuovo quadro finanziario pluriennale 2028-2034 e ha rivendicato il lavoro dell’Eurocamera per “ridurre la burocrazia”. Nel suo intervento conclusivo Giorgia Meloni ha condiviso molte delle preoccupazioni espresse da Orsini, definendo l’attuale configurazione europea “un gigante burocratico” che “troppo spesso ha sacrificato competitività, crescita e visione strategica”. La presidente del Consiglio ha chiesto “che l’Europa faccia meno e lo faccia meglio” e ha ribadito la necessità di “semplificazione e sburocratizzazione”. Meloni ha parlato della fase attuale come di “un’epoca delle policrisi”, citando la guerra in Ucraina, il conflitto in Iran, la chiusura dello stretto di Hormuz e il ruolo della Cina. Sul Green Deal la premier ha sostenuto che “l’approccio irragionevole alla transizione ecologica” ha finito “per impoverire i nostri sistemi produttivi”, chiedendo un approccio “pragmatico” basato sulla neutralità tecnologica. Anche Meloni ha criticato il sistema Ets, definendolo “distante dai bisogni attuali dell’industria europea”, e ha ribadito la volontà del governo di accelerare sul nucleare. “Entro l’estate sarà approvata la legge delega”, ha annunciato, parlando dei mini-reattori modulari come di una possibile “svolta per la nostra competitività”. La presidente del Consiglio ha inoltre rivendicato le misure adottate sul fronte energetico e industriale, dalla ZES unica per il Mezzogiorno all’energy release, fino al piano casa e agli incentivi per gli investimenti. In chiusura Meloni ha rivendicato i risultati dell’export italiano e il posizionamento internazionale del Paese. “Noi non siamo più l’anello debole d’Europa, siamo una nazione credibile”, ha dichiarato. (Alp – 26 mag)





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