A Palazzo Madama si riaccende lo scontro in merito al provvedimento sul fine vita. Le commissioni riunite Giustizia e Affari sociali del Senato, infatti, hanno riaperto i termini per la presentazione di emendamenti al disegno di legge, fissando una nuova scadenza per il 9 giugno. Inoltre sono state decise altre due audizioni, che vedranno interessate IL Consiglio nazionale delle ricerche e l’Istituto superiore di sanità in merito alle macchine per l'autosomministrazione del farmaco. Critiche le opposizioni: "L'apertura dei termini per gli emendamenti e la decisione di fare ulteriori audizioni sul fine vita comporta un solo, inevitabile, concreto e inaccettabile rischio: quello di fare ulteriormente slittare l'approdo in aula del voto sulla legge. La nostra posizione è chiarissima, e in linea con quanto deciso dai capigruppo all'unanimità. La settimana prossima è calendarizzata la discussione in aula della legge: quella sarà l'occasione, l'unica e l'ultima, per confrontarsi in modo limpido e libero sul fine vita e di votare un testo condiviso. Qualunque decisione di rinviare in commissione il testo sarà invece la pietra tombale su ogni possibilità di approvare una legge in questa legislatura. In quel caso avranno vinto le forze di maggioranza che una legge non la vogliono" dice il senatore Alfredo Bazoli, capogruppo del Pd nella Commissione Giustizia, primo firmatario del testo il cui approdo in aula è stato fissato per il 3 giugno. “Dopo due anni si riparte dall’inizio – sottolinea la senatrice di Avs Ilaria Cucchi - Con i soliti giochetti la maggioranza fa di tutto pur di non discutere, e approvare, una legge sul fine vita. La riapertura dei termini per gli emendamenti e la decisione di fare ulteriori audizioni è l’ennesima perdita di tempo di una destra divisa su un tema così importante. Addirittura il termine per presentare gli emendamenti è stato fissato una settimana dopo il possibile approdo in Aula, previsto per il prossimo 3 giugno, del testo Bazoli. La perdita di tempo è assicurata, come anche la presa in giro non alle opposizioni ma al paese, ai malati e a quanti vivono condizioni di sofferenza estrema e sono in attesa di una legge nazionale. Per colpa di una destra oscurantista rischiamo di non approvare una legge neanche in questa legislatura, nonostante alcune Regioni abbiano già approvato leggi regionali sul tema e, soprattutto, l'appello della Corte Costituzionale al Parlamento a colmare il vuoto legislativo”. Dalle fila della maggioranza, invece, la senatrice Mariastella Gelmini afferma: “Come Noi Moderati siamo convinti che una legge sul fine vita serva. Non possiamo lasciare alle Regioni la possibilità di disegnare una legislatura arlecchino per cui in una regione è più facile che in un'altra. Ci sono delle sentenze della Corte che vanno rispettate e serve una cornice nazionale. Allo stesso tempo, siamo anche convinti che su un tema così delicato, che investe temi etici così rilevanti, serva un accordo parlamentare ampio. Sbagliano le opposizioni a gridare allo scandalo: oggi non c’è stato nessun rinvio, ma c’è bisogno di accordare sensibilità diverse su una materia complessa. Serve una legge e su questo siamo tutti d’accordo, ma per farla serve il contributo di tutti”. (PO / Roc)
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