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direttore Paolo Pagliaro

NUOVO RAID USA IN IRAN,
TRUMP GELA LA TRATTATIVA

NUOVO RAID USA IN IRAN, <Br> TRUMP GELA LA TRATTATIVA

Nella notte le forze armate degli Stati Uniti sono tornate a colpire in territorio iraniano. Quattro droni suicidi iraniani hanno colpito un mercantile statunitense nel Golfo Persico e le forze navali americane hanno abbattuto i vettori in volo e hanno risposto bombardando un'unità di lancio terrestre a Bandar Abbas, dove la popolazione ha avvertito tre forti esplosioni e dove I Pasdaran hanno immediatamente reagito colpendo una base aerea statunitense nella regione per rappresaglia. Intanto i sistemi di difesa aerea del Kuwait sono entrati in azione per respingere un massiccio attacco di missili e droni su tutto il territorio nazionale, mentre lo Stato Maggiore locale invitava i cittadini alla massima allerta confermando che le esplosioni udite erano dovute alle intercettazioni. Tutto questo mentre la televisione di Stato di Teheran ha pubblicato l'ultima bozza di un memorandum d'intesa con Washington che propone il ritiro delle truppe statunitensi dalle aree vicine ai confini iraniani e la fine del blocco navale in cambio del ripristino, entro un mese, del libero traffico commerciale nello Stretto di Hormuz, a patto che l'accordo sia blindato entro sessanta giorni da una risoluzione del Consiglio di Sicurezza dell'Onu. Il presidente Donald Trump ha tuttavia bloccato i facili ottimismi durante un vertice alla Casa Bianca, chiarendo che non cederà allo stallo e che le elezioni di midterm di novembre non condizioneranno la sua linea, poiché l'obiettivo globale insindacabile resta impedire a Teheran l'accesso alle armi nucleari; Trump ha aggiunto che l'Iran sta negoziando allo stremo e che, se l'accordo non sarà pienamente soddisfacente per gli Stati Uniti, la Casa Bianca è pronta a finire il lavoro militarmente. La risposta di Teheran è arrivata per bocca di Ebrahim Azizi, presidente della Commissione per la Sicurezza Nazionale del Parlamento iraniano, il quale ha ribadito sui social che il Paese non arretrerà rispetto alle sue quattro linee rosse: il diritto all'arricchimento dell'uranio (attualmente al sessanta per cento), il mantenimento delle riserve accumulate, il controllo esclusivo sullo Stretto di Hormuz e la cancellazione totale delle sanzioni, definendo la retorica di Trump un'oscillazione disperata tra minacce e suppliche; a conferma di tale postura, la marina iraniana ha intercettato e respinto nello Stretto quattro navi non autorizzate, costringendole a invertire la rotta con colpi d'arma da fuoco di avvertimento.

 

 

Prosegue nel sud del Libano la massiccia operazione militare dell'esercito israeliano, che nelle ultime ore sta concentrando pesanti bombardamenti sulla storica città portuale di Tiro e sulle aree circostanti per smantellare i centri logistici di Hezbollah. Il portavoce militare Avichai Adraee ha diffuso via Telegram ordini di evacuazione immediata per i residenti di diversi quartieri, imponendo lo spostamento forzato a nord del fiume Zahrani per evitare il coinvolgimento nei combattimenti. Subito dopo gli avvisi, i raid dell'aviazione hanno colpito il centro urbano provocando estesi crolli e violenti incendi, portando il bilancio complessivo delle ultime azioni di Tel Aviv nel Paese a trentuno morti e quaranta feriti; tra le vittime si contano quattro bambini, tre donne e anche un soldato dell'esercito regolare libanese, colpito in un posto di guardia nella valle della Beqaa. Nonostante una tregua formalmente in vigore, i reparti di terra di Tsahal avanzano in profondità nel territorio libanese: un veicolo militare Hummer israeliano è stato infatti localizzato da alcuni civili circa trenta chilometri a nord della frontiera, superando di cinque chilometri il fiume Litani e segnando la massima penetrazione terrestre dello Stato ebraico dal conflitto del 1982. L'offensiva mira a neutralizzare i siti di lancio dei droni con cui Hezbollah continua a bersagliare le postazioni di confine e l'area della Galilea, dove un'infiltrazione di velivoli telecomandati a Shomera ha causato la morte di una soldatessa e il ferimento di un altro militare; l'emittente radiotelevisiva israeliana ha denunciato che il gruppo sciita ha poi lanciato una seconda ondata di droni per colpire specificamente i soccorritori giunti sul posto.

Una escalation che sta esasperando la crisi politica a Beirut, dove Mahmoud Comati, esponente del Consiglio politico di Hezbollah, ha accusato pubblicamente il capo di Stato Joseph Aoun e la maggioranza governativa di voler colpire la resistenza per compiacere l'Occidente, rivendicando con forza la fedeltà all'Iran proprio alla vigilia dei negoziati militari bilaterali tra le delegazioni libanese e israeliana in programma al Pentagono, a Washington. In questo scenario di estrema volatilità geopolitica, e di fronte al timore che le future amministrazioni americane possano ridurre il supporto bellico, la Difesa di Israele accelera il potenziamento strutturale accogliendo formalmente il primo dei nuovi velivoli cisterna KC-46 Gideon, destinati a rinnovare una flotta obsoleta e a moltiplicare la capacità di rifornimento in volo dei caccia per le missioni a lungo raggio.

Parallelamente, si azzera ogni prospettiva di tregua anche nella Striscia di Gaza, dove un raid dell'aviazione israeliana ha centrato un'abitazione nel centro di Gaza City provocando quindici feriti e sete morti, accertati dai sanitari dell'ospedale al-Shifa e documentati dall'agenzia Wafa ripresa da Al Jazeera; i vertici di Tsahal hanno confermato di aver eliminato due figure di spicco di Hamas nel nord della Striscia, tra cui Mohammed Odeh, che aveva assunto il comando dell'ala militare del movimento da appena undici giorni dopo l'uccisione del suo predecessore Izz al-Din al-Haddad all'inizio di maggio, e che è rimasto ucciso nel crollo insieme alla moglie e a due dei suoi figli.

Intanto l'amministrazione Trump ha reinserito nella lista delle persone sanzionate Francesca Albanese, la Relatrice speciale delle Nazioni Unite sui territori palestinesi occupati, precisando che la precedente revoca ordinata dai giudici era solo una misura temporanea, mentre sul fronte tecnologico e industriale Washington ha aperto trattative finanziarie strategiche con aziende private per finanziare e nazionalizzare la produzione di droni sul suolo statunitense, ricorrendo a prestiti e acquisizioni di quote azionarie dirette da parte del governo. (28 mag - red)

(© 9Colonne - citare la fonte)
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