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Lupi e orsi, Pd attacca: Su veleni e bracconaggio serve svolta di legalità

Roma, 28 mag -  Dati scientifici contro “bugie e mistificazioni”, più strumenti normativi contro il bracconaggio e una stretta sull’utilizzo di esche avvelenate, definito un fenomeno ormai riconducibile a “vere e proprie organizzazioni criminali”. È quanto emerso oggi alla Camera nel corso della conferenza stampa “Lupi, orsi e veleni – Dati, criticità e strumenti contro la mortalità illegale del lupo appenninico e dell’orso bruno marsicano”, promossa dalle associazioni Rewilding Apennines, Io non ho paura del lupo APS e Salviamo l’Orso ODV insieme alla deputata Pd Eleonora Evi e al senatore dem Michele Fina. Al centro dell’iniziativa, il tema della mortalità illegale dei grandi carnivori in Italia, tornato sotto i riflettori dopo i recenti episodi di avvelenamento e uccisione di lupi e altre specie selvatiche. Nel corso della conferenza sono stati presentati dati e proposte operative per rafforzare il contrasto ai reati ambientali e migliorare la governance della convivenza tra attività umane e fauna selvatica.“Questa conferenza stampa nasce dall’esigenza di portare un contributo scientifico e di dati in un dibattito perennemente inquinato da bugie, mistificazioni e narrazioni distorte che fanno del lupo il nemico e l’emergenza”, ha detto Evi. Secondo la deputata del Pd, i numeri raccolti raccontano “una realtà diversa”, nella quale “già oggi in Italia muoiono per cause riconducibili all’uomo un numero molto elevato di lupi”. Evi ha sottolineato come il quadro disponibile sia ancora parziale, perché costruito su dati ottenuti tramite accessi agli atti regionali e riferiti solo ai casi monitorati. “Tutto ciò che accade nel sommerso desta molta preoccupazione ed è al momento invisibile”, ha affermato. Particolarmente grave, secondo la parlamentare, il fenomeno dell’utilizzo di veleno: “Non siamo più di fronte a casi isolati ma a qualcosa che ha a che fare con una vera e propria organizzazione criminale”.

Da qui la richiesta di “uno scatto in avanti” da parte della politica, sia sul fronte della raccolta dati sia su quello repressivo. Tra le ipotesi avanzate, l’applicazione di misure simili a quelle previste per gli incendi boschivi: “Dopo un incendio una determinata area non può essere utilizzata per attività umane per cinque anni. La stessa cosa dovrebbe avvenire in caso di ritrovamento di esche avvelenate e di episodi di bracconaggio”, ha spiegato Evi, parlando di una misura necessaria “a tutela della natura, della biodiversità e della legalità”. Sulla stessa linea Michele Fina, che ha ringraziato le associazioni impegnate “ogni giorno” sul tema. “L’avvelenamento delle specie animali non è solo questo: è avvelenamento del territorio, della cultura e della legalità”, ha dichiarato il senatore Pd, denunciando una crescita del fenomeno rispetto alla quale “troppi chiudono un occhio”. Per Fina servono non solo leggi ma anche “una cultura che sostenga l’attività delle amministrazioni locali e delle forze dell’ordine che devono perseguire reati molto gravi”. Il parlamentare ha quindi attaccato il governo, accusandolo di “tagliare le risorse alle aree protette” e di “delegittimare l’Ispra”, mentre, a suo avviso, sarebbe necessario rafforzare gli strumenti pubblici di ricerca e controllo ambientale. Nel suo intervento, Fina ha collegato il tema della tutela della biodiversità alla transizione ecologica e alla salute pubblica. “Se gestiamo male la convivenza tra esseri umani ed esseri animali, alla fine a rimetterci sono proprio gli esseri umani”, ha detto, citando anche la lezione della pandemia Covid. Da qui l’appello a proseguire “contro gli imbonitori, i complottisti e l’ideologia antiscientifica” lungo la strada della transizione ecologica e della cultura ambientalista.

(PO / Sis)

(© 9Colonne - citare la fonte)
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