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direttore Paolo Pagliaro

BLOCCO DI HORMUZ
CATASTROFE ECONOMICA

BLOCCO DI HORMUZ <BR> CATASTROFE ECONOMICA

L'inasprimento delle ostilità militari nello Stretto di Hormuz e gli attacchi diretti contro le rotte navali civili hanno innescato un'immediata reazione di instabilità sui mercati finanziari globali. L'area colpita rappresenta lo snodo logistico più nevralgico per l'approvvigionamento energetico mondiale, e ogni alterazione della sicurezza nei suoi passaggi chiave si riflette istantaneamente sui costi delle materie prime e sulle catene di distribuzione. La prima conseguenza diretta del botta e risposta bellico è stata l’ennesima risalita dei prezzi del petrolio sui mercati internazionali di Londra e New York nelle ore successive ai raid sull'isola di Qeshm. Gli operatori di mercato applicano un “premio al rischio geopolitico” automatico ogni volta che si paventa l'ipotesi di una chiusura o di un rallentamento dei transiti nello Stretto di Hormuz, canale attraverso cui transita circa un quinto del consumo globale di petrolio.

Sebbene i flussi fisici di greggio non abbiano subito un'interruzione totale grazie all'intervento di scorta delle unità navali del CENTCOM, l'incertezza sulla sicurezza dei carichi alimenta la speculazione a breve termine. Questa dinamica genera un effetto a catena sui costi di raffinazione e, di conseguenza, sui prezzi industriali e alla pompa dei carburanti nei paesi importatori, con particolare rilevanza per le economie europee e asiatiche fortemente dipendenti dalle forniture del Golfo.

L'IMPENNATA DELLE POLIZZE ASSICURATIVE. Il settore dello shipping internazionale sta affrontando un incremento esponenziale dei costi operativi legati alla sicurezza. I comitati assicurativi marittimi di Londra hanno inserito l'intero bacino del Golfo Persico e dello Stretto di Hormuz nella lista delle zone ad alto rischio bellico (War Risk Zone). Di conseguenza, gli armatori si trovano a dover pagare premi assicurativi straordinari per ogni singolo transito di petroliere o portacontainer nella regione.

Questi costi aggiuntivi pesano direttamente sui noli marittimi, quadruplicando le tariffe standard. Per evitare le aree più esposte ai droni d'attacco e ai missili balistici, diverse compagnie di navigazione hanno iniziato a valutare o ad attuare la deviazione dei propri vettori. L'adozione di rotte alternative comporta un allungamento dei tempi di navigazione e un aumento vertiginoso dei consumi di carburante delle navi, provocando colli di bottiglia nella logistica delle merci e ritardi nell'approvvigionamento dei componenti industriali globali.

I RISCHI PER LE FORNITURE DI GAS NATURALE LIQUEFATTO (GNL). Oltre al comparto petrolifero, la crisi minaccia direttamente il mercato globale del gas naturale, in un momento in cui l'equilibrio tra domanda e offerta risulta già precario. Paesi produttori chiave come il Qatar utilizzano lo Stretto di Hormuz come unica via d'uscita per le proprie navi metaniere dirette verso l'Europa e l'Asia.

Un prolungamento dello stato di massima allerta militare nei pressi di Qeshm rischia di bloccare la catena logistica del GNL, spingendo al rialzo i prezzi spot del gas sui mercati di riferimento come il TTF olandese. Per i paesi consumatori, l'instabilità delle forniture invernali e il conseguente aumento del costo della materia prima energetica si traducono in un pericolo concreto di rincari delle tariffe elettriche e del riscaldamento, frenando i consumi interni e gravando sui bilanci delle imprese manifatturiere. (3 GIU – deg)

(© 9Colonne - citare la fonte)
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