Roma, 3 giu – Per Ilio Barontini, figura chiave della Resistenza, quello di oggi a Palazzo Madama è stato un po’ un ritorno a casa. Sì, perché il comunista livornese, deputato della Costituente, quando morì per un incidente stradale a Scandicci nel 1951 ricopriva la carica di senatore. “Il partigiano che divenne imperatore” è il titolo del libro di Marco Ferrari, presentato al Senato su iniziativa della capogruppo di Italia Viva al Senato, Lella Paita, alla presenza oltre all’autore del senatore del Partito democratico Walter Verini e del senior editor di Laterza Giovanni Carletti. “Questo libro racconta una storia vera e dimenticata – si legge nella presentazione del volume edito da Laterza -. Una storia in cui si respira l’odore acre del Novecento e che potrebbe uscire dalle pagine di Graham Greene. Siamo nel 1938, Ilio Barontini, comunista livornese, ha combattuto nella guerra di Spagna tanto da diventare l’eroe della battaglia di Guadalajara. A Parigi viene scelto dai servizi segreti francesi e britannici per una missione rischiosissima: organizzare le forze partigiane abissine che devono resistere alla conquista fascista. Infatti, Mussolini aveva conquistato con l’uso dell’iprite i villaggi e le città più importanti, la ferrovia Addis Abeba-Gibuti e le principali vie di comunicazione, ma una parte considerevole del territorio era ancora in mano agli arbegnuoc, i patrioti etiopi. Barontini – assieme ad Anton Ukmar, ex ferroviere sloveno di Gorizia conosciuto in Spagna, e a Bruno Rolla, comunista spezzino – formò un esercito di oltre 250 mila uomini composto da piccole formazioni mobili e venne nominato dal Negus viceimperatore di Abissinia. Dotato dello scettro imperiale, il comunista di Livorno tenne a bada i vari ras, portò a termine missioni importanti e pubblicò un giornale bilingue, ‘La voce degli Abissini’, tanto da diventare una leggenda. La missione terminò nel giugno 1940, quando i tre antifascisti italiani intrapresero la via del ritorno tra malattie e assalti di predoni. Si ritrovarono miracolosamente vivi a Khartum dove scattarono l’unica fotografia che li ritrae insieme”.
“La storia della Resistenza – afferma la senatrice Paita - è una storia complessa, ovviamente: noi abbiamo raccontato la grande impresa di un senatore che è morto da senatore. Ci ha fatto piacere farlo con l'autore del libro e con l'editore Laterza: Marco Ferrari è un autore di grandissimo livello che ha scritto cose eccezionali, come ‘Alla rivoluzione sulla due cavalli’. e anche in questo caso ha raccontato una storia complessa, perché Ilio Barontini è stata anche una figura complessa e in quota parte anche con tratti controversi, però parlare della Resistenza e di grandi imprese italiane è importante, ed è importante farlo anche in questa sede”. “Barontini – sottolinea l’autore del libro - è un uomo in esilio che partecipa alla guerra di Spagna, rientra in Italia e diventa una delle figure fondamentali della Resistenza in Emilia-Romagna, poi padre costituente della patria e muore proprio da senatore. Sono molto felice di aver riportato qui al Senato, dopo tanti anni, una figura fondamentale. Anche dal punto di vista politico, qui a Palazzo Madama risultò una persona molto importante. A Livorno tenne in vita la giunta più lunga del Cnl sopravvissuta in Italia. Durò dieci anni: il sindaco era Furio Diaz, che è poi diventato uno degli storici più noti in Italia”. (Roc
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