In Italia, con la fine della Seconda guerra mondiale, si spalancarono le porte di una nuova stagione. I primi durissimi anni del Dopoguerra furono trascorsi fra le macerie, provando ad orientarsi nella fisionomia di un paese ormai irriconoscibile. Con il trascorrere degli anni, i resti di quel mondo non furono più visti solamente come simbolo di perdita, ma anche come punto da cui ripartire, ricostruire. Il rinnovamento coinvolse i linguaggi espressivi più disparati; su tutti, l'arte visiva: la ritrovata libertà di comunicazione dopo il ventennio fascista, permise all'arte di accogliere con straordinario anticipo e chiarezza i cambiamenti in atto della società. È proprio nelle case dell'arte, i musei, e in una delle città che più furono interessate dalla ricostruzione postbellica, Genova, che una donna antifascista, storica dell'arte e museologa decise di dare una spinta al rinnovamento culturale italiano: Caterina Marcenaro, a cui si deve la creazione del sistema dei Musei Civici di Genova, oggi patrimonio dell'UNESCO, e il modo rivoluzionario di concepire e organizzare gli allestimenti espositivi in quegli spazi. Nata nel capoluogo ligure nel 1906 da una famiglia di origini umili, rimasta orfana di padre, riuscì a proseguire gli studi grazie al lavoro del fratello. Nel 1930 si laureò in Lettere all'Università di Genova, completando il perfezionamento in Storia dell'Arte alla Sapienza di Roma, e diventò nel '45 la prima donna ad insegnare nell'ateneo genovese. Nel frattempo, Marcenaro collaborava con Orlando Grosso, direttore dell'Ufficio Belle Arti del Comune di Genova; nel 1950, lasciò l'università per diventarne direttrice, e dedicarsi così a rinnovare la sua città e il modo di fruire dell'arte. Ciò che le interessava, infatti, è che lo spazio espositivo non fosse il protagonista e l'opera un accessorio contenuto in esso, ma che quest'ultima fosse il centro del percorso artistico. Così Marcenaro, attraverso la stretta collaborazione con gli architetti Franca Helg e, soprattutto, Franco Albini, con cui avviò un vero e proprio sodalizio artistico, cominciò a ripensare e a riorganizzare le sale espositive delle dimore storiche di Genova, diventate ormai musei: nel 1950 Palazzo Bianco e, dieci anni dopo, Palazzo Rosso. Questi spazi non venivano snaturati e svuotati della loro storicità, bensì ripensati nel rispetto della loro tradizione, come luoghi contemporanei e liberi dagli schemi del passato. Attraverso l'uso della luce, del colore puro e semplice, e un allestimento "interattivo" delle opere, si poteva instaurare un dialogo inedito tra visitatori e produzioni artistiche. Nel 1956 Marcenaro si occupò anche del nuovo allestimento del Museo del Tesoro di San Lorenzo, ancora oggi visitabile in larga parte com'era stato inteso da lei e Albini, e che lei stessa definì "il migliore dei lavori della mia direzione". Caterina Marcenaro fu anche una critica d'arte, che collaborò con la Treccani, e fu la responsabile dell'introduzione all'Università di Genova della prima cattedra in Museologia. Anticonformista, donna determinata e caparbia in un contesto prevalentemente maschile: per questo fu soprannominata nel suo ambiente "la zarina di Genova", e fu oggetto di critiche feroci. Spigolosa, severa, intransigente: Caterina Marcenaro aveva caratteristiche che in un uomo di potere erano apprezzate, ma non potevano essere accettate in una donna. Anche per questo è importante ricordare una figura che, nonostante il suo contributo fondamentale nella museologia riconosciuto a livello mondiale, non è stata forse apprezzata abbastanza dalla sua stessa città natale, alla quale ha dedicato tutta la sua vita, fino al 1976, anno della sua morte. (imp)
(© 9Colonne - citare la fonte)
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Caterina Marcenaro, la storica dell’arte che rivoluzionò i musei di Genova
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Donne protagoniste nell'economia, nella politica, nelle scienze, nella cultura, nello spettacolo, nelle istituzioni e nell'attualità. Una galleria di ritratti che restituisce il valore del contributo delle donne alla storia e al presente del Paese. 




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