Roma, 5 giu - "Abbiamo sentito la necessità di trasformare un vissuto personale in un impegno duraturo nel tempo, che andasse oltre l’indignazione momentanea". Lo ha detto Valeria Campagna, consigliera comunale di Latina e tra le promotrici della campagna “Libere anche qui”, presentata oggi al Senato per sensibilizzare sul consenso digitale e contrastare la violenza di genere online. Campagna ha spiegato che l’iniziativa nasce dall’esperienza vissuta la scorsa estate, quando lei stessa, insieme a migliaia di altre donne, ha scoperto di essere finita su una piattaforma online che diffondeva contenuti senza consenso. "Ma prima ancora c’erano stati il gruppo Facebook ‘Mia moglie’ e poi ‘Social Media Girls’: piattaforme che violano il consenso delle donne e mettono in campo forme di violenza digitale", ha ricordato. Per questo, ha aggiunto, l’obiettivo della campagna è impedire che l’indignazione "cada nel vuoto", trasformando "la rabbia e la frustrazione in un percorso collettivo dal basso", costruito insieme a esperti e centri antiviolenza. Due gli strumenti principali dell’iniziativa. Da un lato "l’Atlante del consenso digitale", definito come uno strumento di orientamento sui comportamenti corretti da adottare online, pensato per promuovere una maggiore consapevolezza nell’utilizzo del web. Dall’altro, la creazione di "un tavolo di confronto aperto" finalizzato a elaborare una proposta di legge condivisa, capace di colmare quello che Campagna definisce "un vuoto normativo". "La campagna prevede un’attivazione dal basso nei territori e nelle amministrazioni, anche attraverso mozioni nei consigli comunali, ma anche un percorso di confronto per arrivare a una proposta normativa condivisa", ha spiegato. Nel corso dell’incontro con la stampa, Campagna ha commentato anche i recenti provvedimenti discussi in Parlamento sul tema della violenza sessuale e dell’educazione affettiva. "Il ddl Buongiorno e il ddl Valditara sono per noi due ferite aperte", ha affermato, sostenendo che entrambi i testi "non colgono l’origine comune della violenza digitale", che individua in "una cultura patriarcale e nella cultura dello stupro radicata nella società". Secondo la consigliera comunale di Latina, è necessario introdurre esplicitamente il concetto di consenso nel codice penale. "Non si può continuare a scaricare l’onere della prova sulle donne", ha detto, annunciando che la campagna continuerà a mobilitarsi "per chiedere alla politica di tornare indietro rispetto a questa scelta". Campagna ha poi ribadito l’importanza dell’educazione sessuo-affettiva nelle scuole "di ogni ordine e grado", definendola "uno strumento utilissimo". "Crediamo che solo con la prevenzione si possa finalmente debellare un fenomeno di violenza molto radicato nella nostra società", ha concluso. La campagna “Libere anche qui” è sostenuta dalla rete di amministratrici e amministratori di TiCandido, dall’associazione Tocca a Noi, con il contributo di Di.Re – Donne in rete contro la violenza e della Casa Internazionale delle Donne.
(PO / Sis)
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