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direttore Paolo Pagliaro

Dagli Usa alla Sicilia
per studiare gli effetti
dei cambiamenti climatici

Dagli Usa alla Sicilia <br> per studiare gli effetti <br> dei cambiamenti climatici

Così bella, eppure così fragile. La Sicilia, crocevia di popoli e civiltà, custode di un patrimonio culturale unico al mondo — dai templi greci di Agrigento ai mosaici della Villa Romana del Casale, dalle architetture barocche di Catania alle opere immortali di Bellini, Pirandello e Tomasi di Lampedusa — è oggi uno dei territori europei più vulnerabili agli effetti dei cambiamenti climatici. A dimostrarlo sono gli eventi che hanno segnato l’Isola negli ultimi anni. Nel 2024 una siccità senza precedenti ha prosciugato gran parte dei bacini idrici, costringendo decine di comuni a severi razionamenti dell’acqua, con erogazioni ridotte, in alcune aree, a una sola volta ogni 17-20 giorni. Nel gennaio 2026, la tempesta Harry ha colpito la costa orientale con venti fino a 90 chilometri orari e onde offshore alte fino a 16 metri, sviluppando l’energia più elevata registrata nel Mediterraneo orientale dal 1985. Il bilancio è stato pesantissimo: oltre un miliardo di euro di danni e comunità costiere messe in ginocchio. Da Riposto ad Aci Trezza, da Taormina a Siracusa, barche trascinate sulle strade, infrastrutture devastate e tratti ferroviari distrutti hanno restituito l’immagine di un territorio improvvisamente esposto a una forza della natura sempre più intensa e imprevedibile. Solo l’efficacia dei sistemi di allerta precoce della Protezione Civile ha evitato conseguenze ancora più gravi. A questi fenomeni si aggiungono i rischi legati all’instabilità del territorio. Nel gennaio 2026 la frana di Niscemi ha provocato spostamenti verticali del terreno fino a 7-8 metri lungo il versante occidentale del centro abitato, riaccendendo il ricordo della tragedia di Giampilieri del 2009, quando una colata di fango e detriti causò 37 vittime e costrinse oltre duemila persone ad abbandonare le proprie case. Segnali diversi, ma riconducibili a una stessa realtà: la Sicilia si trova oggi in prima linea di fronte alla crisi climatica. Un territorio straordinario per storia, cultura e bellezza, ma sempre più esposto a fenomeni estremi che mettono a rischio non soltanto l’ambiente e le infrastrutture, ma anche il patrimonio materiale e immateriale che ne definisce l’identità.

 

 Le "lezioni apprese" da questi catastrofici eventi indicano la strada: la Sicilia richiede conoscenza scientifica interdisciplinare, sistemi di monitoraggio avanzati — inclusa l'intelligenza artificiale per la previsione delle inondazioni costiere — e strategie di pianificazione territoriale di lungo periodo che integrino misure strutturali e non strutturali. Su queste strategie è incentrata la Summer School “Climate Resilient Solutions for Sicily”, in programma tra Ortigia e Catania fino al prossimo 26 giugno, che è stata inaugurata ieri a Siracusa, nella sede universitaria di Palazzo Impellizzeri, a Ortigia, con una lecture del rettore Enrico Foti, dal titolo “The Fragile Beauty of Sicily: Climate Change and Natural Disasters”. L'iniziativa è co-organizzata dal dipartimento di Ingegneria civile e Architettura (DICAr) dell'Università di Catania e dal Massachusetts Institute of Technology (MIT) di Boston, prima università al mondo in campo tecnologico, nell'ambito del programma MISTI (MIT International Science and Technology Initiatives) Italy, che promuove lo scambio scientifico tra il MIT e i partner italiani. Coordinatrice scientifica della scuola è la prof.ssa Rosaria Ester Musumeci, docente di Idraulica presso il DICAr, che collabora con il prof. Andrew Whittle, Edmund K. Turner Professor presso il dipartimento di Ingegneria civile e Ambientale del MIT. All'iniziativa – sostenuta dal progetto SAFI3 della Scuola Superiore di Catania- partecipa anche l'Università La Sapienza di Roma. La scuola si svolge tra Siracusa e Catania, per un totale di 90 ore di formazione articolate in lezioni teoriche, attività laboratoriali, workshop interattivi ed escursioni sul campo. I 24 partecipanti — 9 studenti del MIT, 8 dell'Università di Catania e 7 della Sapienza — lavoreranno fianco a fianco con docenti e ricercatori di alto profilo in un ambiente residenziale e interdisciplinare.(red)

(© 9Colonne - citare la fonte)
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