A distanza di trentotto anni dalle storiche ordinazioni del 1988 che aprirono la prima profonda ferita, la Fraternità Sacerdotale San Pio X ha varcato nuovamente e in modo definitivo la soglia della rottura formale con la Chiesa cattolica. Nella giornata di ieri, l'atto scismatico si è ripetuto sul suolo svizzero con la consacrazione episcopale di quattro nuovi vescovi senza il mandato di Roma. La risposta della Santa Sede non si è fatta attendere: con un decreto e una nota esplicativa emessi oggi, il Dicastero per la Dottrina della Fede ha certificato lo stato di scisma e l'avvenuta scomunica latae sententiae per i protagonisti della vicenda.
Il documento vaticano ricostruisce una cronistoria di tensioni mai sopite, evidenziando come “dai tempi di San Paolo VI fino agli ultimi colloqui, svoltisi recentemente presso questo Dicastero, i molteplici tentativi di ricondurre gli aderenti al movimento iniziato da Mons. Marcel Lefebvre alla piena comunione con la Chiesa cattolica si sono rivelati vani”. Il punto di non ritorno è rappresentato proprio dalle ordinazioni di ieri, descritte da Roma come una gravissima e “aperta violazione del diritto canonico”.
IL DECRETO DI SCOMUNICA: I NOMI E LE SANZIONI. Il testo ufficiale firmato dal Prefetto del Dicastero, il Cardinale Víctor Manuel Fernández, indica con precisione le responsabilità giuridiche e canoniche dei singoli ministri sacri coinvolti nella celebrazione illegittima: “Nonostante le ammonizioni rivolte al Superiore Generale della Fraternità Sacerdotale San Pio X, il Vescovo Alfonso de Galarreta, avendo compiuto un atto di natura scismatica mediante la consacrazione episcopale di quattro presbiteri, senza mandato pontificio e contro la volontà del Sommo Pontefice, è incorso ipso facto nelle pene previste dal can. 1387 e dal can. 1364 § 1 CIC 2021.”
Il Prefetto dichiara quindi a tutti gli effetti giuridici che “sia il suddetto Vescovo Alfonso de Galarreta sia Pascal Schreiber, Michael Goldade, Michel Poinsinet de Sivry e Marc Hanappier sono incorsi ipso facto nella scomunica latae sententiae riservata alla Sede Apostolica”. Il provvedimento colpisce anche le altre cariche di vertice della Fraternità che hanno cooperato all'azione: “Dichiaro inoltre che il Vescovo Bernard Fellay, avendo partecipato direttamente alla celebrazione liturgica come conconsacrante, avendo così aderito pubblicamente all'atto scismatico, è incorso nella scomunica latae sententiae prevista dal can. 1364 § 1 CIC 2021".
LE CONSEGUENZE PER I FEDELI E L'INVALIDITÀ DEI SACRAMENTI. La nota esplicativa del Dicastero per la Dottrina della Fede chiarisce le pesanti ripercussioni che d'ora in avanti toccheranno l'intera struttura lefebvriana, definendo formalmente la posizione dei sacerdoti e dei laici che frequentano le comunità della Fraternità. La Santa Sede ribadisce che, sulla falsariga di quanto stabilito da Giovanni Paolo II nel 1988, “tale disobbedienza — che porta con sé un rifiuto pratico del Primato romano — costituisce un atto scismatico”.
Il perimetro delle sanzioni viene delineato attraverso tre punti inderogabili. Il primo afferma che “I ministri sacri appartenenti alla Fraternità Sacerdotale San Pio X, sono nello scisma e devono pertanto essere considerati scismatici [...], risultando soggetti alla scomunica prevista dal diritto”. Il secondo invece sottolinea che “Per quanto concerne i fedeli laici, sono da ritenersi scismatici e scomunicati coloro che aderiscono formalmente alla Fraternità Sacerdotale San Pio X”. Infine, “Si avverte il santo Popolo di Dio che i ministri sacri della Fraternità Sacerdotale San Pio X amministrano illecitamente i sacramenti e che il sacramento della penitenza da loro amministrato e il matrimonio da loro assistito sono invalidi”.
L'atto si chiude con un duplice binario: da un lato il severo monito rivolto a chierici e laici a “non aderire allo scisma della Fraternità Sacerdotale San Pio X, perché incorrerebbero ipso facto nella pena della scomunica latae sententiae”, esortando tutti i fedeli ad “astenersi dal partecipare alle celebrazioni e attività promosse dalla suddetta Fraternità”. Dall'altro, la Santa Sede lascia uno spiraglio teso alla riconciliazione ecclesiale, assicurando che “la Chiesa, come madre premurosa, accoglierà con sincero affetto e viva sollecitudine tutti coloro che desiderano tornare alla piena comunione”. (2 LUG – deg)
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