Roma, 2 lug - "Questo libro racconta ciò che è successo con la Global Sumud Flotilla, ma soprattutto racconta le persone che l'hanno resa possibile. Al di là della missione delle barche, c'è il coinvolgimento umano di chi l'ha progettata, organizzata e sostenuta, in mare e a terra. Per questo il sottotitolo è 'La storia siete voi': parla da sé". Lo ha detto Maria Elena Delia, portavoce italiana della Global Sumud Flotilla e autrice del volume "Global Sumud Flotilla. La storia siete voi", presentato oggi alla Camera. Delia ha spiegato che il libro non si limita a ricostruire la vicenda della missione, ma propone anche "un'analisi politica" e una riflessione sul futuro. "La proiezione si basa su un assunto molto semplice: le persone, insieme, il potere ce l'hanno, anche se ci hanno convinto che bisogna rassegnarsi e che il potere appartenga solo a chi ricopre ruoli istituzionali. È vero che le istituzioni hanno strumenti importanti, ma siamo noi che entriamo nelle cabine elettorali e possiamo provare a cambiare la storia". Un messaggio che, ha sottolineato, assume un significato particolare "anche in vista di quello che accadrà il prossimo anno nel nostro Paese". Ripercorrendo la missione della flottiglia, Delia ha riconosciuto che "a Gaza non ci siamo arrivati, quindi da quel punto di vista non abbiamo raggiunto l'obiettivo", ma ha rivendicato il risultato ottenuto sul piano politico. "L'obiettivo politico è stato centrato perché è stato svelato il corto circuito giuridico, etico, morale e politico davanti al quale ci trovavamo. Quando ci dicevano 'è troppo pericoloso, dovete fermarvi', la nostra risposta era: dovete eliminare il problema, non chiedere a noi di tornare indietro". Secondo l'autrice, proprio questa vicenda dimostra che "anche in pochi mesi è possibile costruire un piccolo miracolo umano".Da qui l'appello a trasformare quell'esperienza in un modello di partecipazione civile. "Se siamo riusciti a fare questo, significa che organizzandoci e continuando a lavorare insieme possiamo costruire altri progetti. Non necessariamente sulla Palestina o sulla politica estera: può riguardare la sanità, il welfare, lo Stato sociale o qualsiasi altra grande questione del Paese. L'importante è recuperare la consapevolezza che la politica siamo noi, prima ancora che i palazzi".
(PO / Sis)
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