Tra maggio 2025 e maggio 2026 il credito bancario al settore privato italiano è aumentato di 33,4 miliardi di euro (+2,55%), passando da 1.309,6 miliardi a 1.342,9 miliardi. La crescita è stata determinata dall'aumento dei finanziamenti sia alle famiglie sia alle aziende, con dinamiche differenti tra le varie tipologie di prestiti. I finanziamenti alle aziende sono saliti da 599,2 miliardi a 613,1 miliardi di euro, con un incremento di 13,9 miliardi (+2,32%), interrompendo la fase di contrazione osservata negli anni precedenti. Lo stock complessivo dei prestiti alle famiglie è invece aumentato da 710,4 miliardi a 729,9 miliardi, con una crescita di 19,5 miliardi (+2,74%), pari a circa il 58% dell'incremento complessivo del credito. Lo rileva un’analisi del Centro studi di Unimpresa, secondo la quale all'interno dei finanziamenti alle famiglie, la componente principale resta quella dei mutui, che passano da 520,5 miliardi a 538,8 miliardi di euro, con un aumento di 18,4 miliardi (+3,53%), confermandosi il principale fattore di espansione del credito. Ancora più sostenuta, in termini percentuali, la crescita del credito al consumo, aumentato da 74,7 miliardi a 80,3 miliardi, con un incremento di 5,6 miliardi (+7,48%), il più elevato tra tutte le categorie analizzate. Prosegue invece la riduzione degli altri prestiti alle famiglie, scesi da 115,2 miliardi a 110,7 miliardi, con una flessione di 4,5 miliardi (-3,88%). Dal punto di vista tecnico, i dati evidenziano una progressiva normalizzazione del mercato del credito. La ripresa dei mutui riflette il miglioramento delle condizioni di finanziamento conseguente alla riduzione dei tassi di interesse e il ritorno della domanda di acquisto di abitazioni. L'accelerazione del credito al consumo segnala un maggiore ricorso ai finanziamenti rateali per l'acquisto di beni e servizi, mentre la crescita dei prestiti alle aziende indica una riattivazione della domanda di credito destinato agli investimenti e al capitale circolante. In controtendenza restano gli altri prestiti alle famiglie, il cui stock continua a ridursi, compensando solo in parte la crescita registrata dalle altre forme di finanziamento.
“Il credito sta tornando a sostenere l'economia reale. La tassa sugli extraprofitti delle banche varata dal governo Meloni, come noi avevamo previsto, non ha inciso sulla capacità delle banche di erogare liquidità alla clientela. È un segnale positivo che la crescita interessi contemporaneamente famiglie e imprese, dopo una fase nella quale il forte aumento dei tassi aveva rallentato la domanda di finanziamenti. La ripresa dei mutui e il ritorno alla crescita del credito alle aziende indicano un graduale recupero della fiducia e della capacità di investimento. È importante che questa dinamica prosegua e che la riduzione del costo del denaro si traduca sempre più in condizioni di accesso al credito favorevoli soprattutto per le micro, piccole e medie imprese, che rappresentano l'ossatura del sistema produttivo italiano”, commenta il vicepresidente di Unimpresa Giuseppe Spadafora. (25 LUG – red-sio)
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