Agenzia Giornalistica
direttore Paolo Pagliaro

MIGRANTI, ECCO IL RACKET
DEI VENDITORI DI ROSE

MIGRANTI, ECCO IL RACKET <BR> DEI VENDITORI DI ROSE

Ogni sera, tra i tavoli di bar e ristoranti un ragazzo si avvicina con un mazzo di rose in mano: “Vuoi una rosa?”. Avvenire ha  parlato con alcuni di loro, venditori originari del Bangladesh. Dalle prime migrazioni degli anni Novanta alla nuova generazione di giovani arrivati negli ultimi anni, il racconto attraversa le ragioni della partenza, i viaggi che possono durare anni, i debiti contratti per emigrare.  Accettano di lavorare per pochi spiccioli che rimandano indietro alle loro famiglie. Tra le testimonianze quella di Zahir che ha 55 anni e da quasi vent'anni vende rose tra ristoranti e locali di Milano, guadagnando poco più di quanto gli costano”: “Si parte nella speranza di un futuro migliore” per mandare a casa “cento, duecento euro” somme che servono “per sostenere l’istruzione di un fratello minore, contribuire alle cure del padre o per ripagare una parte dei debiti di viaggio” mentre Sami che “ha 21 anni ed è arrivato in Italia appena sei mesi fa racconta che “ho pagato più di 15mila euro per uno “sponsor” che avrebbe dovuto procurarmi un lavoro” ma “poi è sparito: era una truffa” e adesso “ci sono giorni in cui faccio più turni in un ristorante, altri in cui vendo rose” aggiungendo che “In Bangladesh studiavo. Il mio obiettivo è continuare a studiare anche qui all’università” sebbene ammetta che “qui mi sento solo. A casa tutti mi conoscevano. Qui nessuno sa chi sono”. Mohammed, 32 anni, racconta che “ho passato lì, in Libia, tre mesi. Tanti problemi, tante persone cattive. Ero chiuso in casa, ho dovuto pagare 10mila euro”. “Si appoggiano a reti di connazionali che probabilmente vivono in appartamenti in sub-sub-subaffitto in cui sono molto stipati. In Bangla queste sistemazioni abitative le chiamano case “murghi”, che significa “pollo”, perché in un certo senso sono stipati come polli negli allevamenti a batteria” spiega Francesco Della Puppa, professore di Sociologia dell'Università Ca' Foscari di Venezia. “C’è una sorta di listino, un posto letto in un appartamento con altre otto persone a quella cifra. Se vuoi aggiungere anche la residenza, devi pagare un po' di più e così via”. (30 lug - red)

(© 9Colonne - citare la fonte)
IM

Italiani nel mondo

NOVE COLONNE ATG

archivio

NOVE COLONNE ATG / SETTIMANALE

archivio

Turismo delle radici
SFOGLIA il Magazine

archivio

I RITORNATI

IL SUMMIT DEI TALENTI

Summit dei Talenti foto Ricercatori

GLI ALFIERI DEL MADE IN ITALY

Le eccellenze italiane si raccontano

EDICOLA

Il meglio della stampa italiana all’estero

Logo Edicola