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Riconoscimento facciale, Serracchiani (Pd)-Magi (+EU): Governo rispetti garanzie e norme Ue

Roma, 30 lug - Le opposizioni all'attacco sullo schema di decreto legislativo relativo all'utilizzo dei sistemi di riconoscimento facciale e dell'intelligenza artificiale in ambito di sicurezza. In occasione di un flash mob davanti a Palazzo Chigi con tutti i gruppi di opposizione, la deputata del Pd Debora Serracchiani e il segretario di Più Europa Riccardo Magi hanno chiesto all'esecutivo di modificare il provvedimento, rafforzando le garanzie a tutela dei diritti fondamentali e adeguandolo pienamente alla normativa europea. Secondo Serracchiani, il governo ha affrontato una materia "così delicata" con uno strumento inadeguato, impedendo un confronto parlamentare approfondito. "Siamo favorevoli all'utilizzo di strumenti innovativi a disposizione della magistratura e delle forze dell'ordine - ha spiegato - ma in questo caso si è andati oltre, prevedendo un uso invasivo per finalità ulteriori". L'esponente dem ha quindi ricordato come il Parlamento abbia già evidenziato le criticità del testo, chiedendo al Consiglio dei ministri un "ravvedimento". "Questi strumenti sono importanti - ha aggiunto - ma devono essere utilizzati nel rispetto delle norme europee, della Costituzione e delle nostre leggi".
Sulla stessa linea Riccardo Magi, che ha sottolineato la necessità di mantenere "un equilibrio delicato ma vitale per la democrazia" tra l'impiego dell'intelligenza artificiale per la sicurezza e la tutela della libertà, della privacy e della riservatezza dei cittadini. Il leader di Più Europa ha ricordato che le opposizioni avevano segnalato "gravi mancanze" nello schema di decreto, in particolare sulle autorizzazioni all'uso dei sistemi, sulla conservazione dei dati e sulla possibilità di raccogliere dati biometrici di persone presenti in luoghi pubblici anche in assenza di una notizia di reato. Magi ha riconosciuto che alcune osservazioni sono state recepite nel nuovo parere dei relatori di maggioranza, ma ha criticato la scelta di trasformarle in semplici inviti al governo a "valutare la possibilità" di intervenire. "Quando sono in gioco le libertà individuali e le garanzie fondamentali non si può invitare il governo a valutare: bisogna prevedere condizioni vincolanti. Non si valuta la possibilità di essere garantisti, si è garantisti", ha concluso.
(PO / Sis)

(© 9Colonne - citare la fonte)
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