Agenzia Giornalistica
direttore Paolo Pagliaro

Ugo Perone, la filosofia
tra modernita' e memoria

Libri
Ogni settimana uno scaffale diverso, ogni settimana sarà come entrare in una libreria virtuale per sfogliare un volume di cui si è sentito parlare o che incuriosisce. Lo "Speciale libri" illustra le novità delle principali case editrici nazionali e degli autori più amati, senza perdere di vista scrittori emergenti e realtà indipendenti. I generi spaziano dai saggi ai romanzi, dalle inchieste giornalistiche, alla storia e alle biografie.

Ugo Perone, la filosofia <BR> tra modernita' e memoria

UGO PERONE, LA FILOSOFIA TRA MODERNITA’ E MEMORIA  

Le filosofie degli ultimi due secoli possono essere lette come un ripetuto tentativo di neutralizzare i caratteri minacciosi dispiegati dall’età moderna. Di qui l’enfasi generalizzata sulla novità del moderno, ma al tempo stesso il mascheramento della natura di tale novità. È questo il medesimo fenomeno che si può riscontrare seguendo il dibattito religioso sulla secolarizzazione o indagando il significato sociale della morte o dell’interruzione della memoria storica. Questi i temi affrontati da Ugo Perone in “Modernità e memoria” (Mursia). Ricostruito attraverso queste prospettive, il moderno appare come il tempo della fine dell’unità dell’esperienza e dell’interruzione del continuum storico e della tradizione. Per una filosofia che non si acquieti nella consolante accettazione nichilistica del reale diviene urgente il problema di individuare un luogo a partire dal quale riproporre le grandi questioni del senso, della verità e dell’essere. L’indagine sulla memoria, obiettivo di questo libro, mostra come essa sia il luogo, per quanto finito, di una resistenza in cui si tiene fermo ai frammenti, poiché in essi si scorge qualcosa che è degno di essere e di restare.  Ugo Perone (Torino, 1945) è professore emerito di Filosofia morale presso l’Università del Piemonte Orientale. Dal 2012 al 2021 ha ricoperto la cattedra Romano Guardini di Filosofia della religione presso l’Università Humboldt di Berlino. Ha pubblicato saggi storiografici su Descartes, Benjamin, Bonhoeffer, Feuerbach, Schiller e in sede teorica si è occupato di soggetto, memoria, tempo, sentimento, nonché del rapporto tra filosofia e religione. È autore in collaborazione con colleghi di una fortunata Storia del pensiero filosofico per le scuole superiori. Tra le sue pubblicazioni più recenti ricordiamo L’essenza della religione, 2015; Il racconto della filosofia, 2016; Teologia ed esperienza religiosa in Feuerbach, 2016; Preludi. La filosofia e l’invenzione dei concetti, 2026. Ha introdotto la traduzione in tedesco di opere di Luigi Pareyson (Dostoevskij, 2022, Verità e interpretazione, 2023). Sue opere sono state tradotte in inglese, francese, tedesco e portoghese. È stato assessore alla cultura della Città di Torino (1993-2001) e della Provincia di Torino (2009-2012). Ha diretto con nomina per chiara fama l’Istituto italiano di cultura di Berlino.

 

 

“STORIA DELLA FRUTTA”, PER ANNI CONSIDERATA PERICOLOSA  

 

Sapevate che per secoli la frutta è stata considerata pericolosa per la salute? Che i medici rinascimentali mettevano in guardia dal consumo di pesche e ciliegie? E allora, come siamo passati dalla diffidenza alla celebrazione della frutta, come indica il vecchio adagio ‘una mela al giorno leva il medico di torno’? Tra segreti di corte, ricette e rivolte popolari, “Storia della frutta. Un viaggio tra gusto, salute e mercati dal Rinascimento a oggi” di Dante Bolognesi è un libro appassionante che trasformerà ogni morso in una scoperta storica. Nel Rinascimento la coltivazione della frutta era confinata agli orti dei monasteri e ai giardini delle ville signorili: un lusso aristocratico che, lungi dall’avere una funzione alimentare, serviva per ostentare raffinatezza. Dal canto loro, i ceti popolari, ossessionati dalla paura di patire la fame, al posto della frutta preferivano mangiare cereali e legumi, più nutrienti e sostanziosi. Al contempo, pere, mele e pesche venivano dipinte dalla dietetica come alimenti insidiosi per l’equilibrio degli umori del corpo.
Fra Cinque e Seicento ha inizio la ‘rivincita’ della frutta: una lenta rivoluzione culturale in cui il gusto prende il sopravvento sulle prescrizioni mediche e poi le scoperte scientifiche sulla nutrizione smantellano antiche paure. Non è un caso che, nel Seicento, la rivolta di Masaniello a Napoli scoppiò per una questione legata al mercato della frutta, dimostrando quanto quel commercio fosse strategico. Poi la frutta prende il largo: i limoni di Sanremo e Amalfi nell’Ottocento conquistano il Nord Europa grazie a ferrovie a vapore; le arance siciliane sbarcano in America; l’Italia per decenni domina il commercio internazionale. Fino allo scenario attuale, con la mondializzazione che ha portato sulle nostre tavole mango e avocado tutto l’anno. La frutta che compriamo racchiude, dunque, secoli di storia: teorie mediche e dietetiche, innovazioni agricole, battaglie commerciali, mode e tendenze. Dante Bolognesi fa parte di società scientifiche, dei comitati di direzione della rivista “Romagna arte e storia” e della Società di Studi Romagnoli e ha collaborato a periodici storici italiani e stranieri. È autore di studi di storia economica e sociale, con particolare attenzione alla Romagna in età moderna, e ha coordinato opere collettanee di storia romagnola e di storia del pensiero politico. Tra le sue pubblicazioni: Uomini e terre di Romagna. Saggi di storia rurale (secoli XVI-XIX) (Cesena 2003); L’Illuminismo e i suoi critici (a cura di, con S. Mattarelli, Milano 2011); 1512. La battaglia di Ravenna, l’Italia, l’Europa (a cura di, Ravenna 2014); Il richiamo di Ravenna. La città e i suoi dintorni secondo i viaggiatori stranieri 1800-1960 (con E. Baldini, Ravenna 2015); Lucio Gambi, Ravenna e la Romagna. Un geografo per la storia (a cura di, con C. Giovannini, Bologna 2018).

 

 

LUCIANO CANFORA, LA PARABOLA DELLA REPUBBLICA

 

Come mai, a 80 anni dall’insediamento della Costituente, la formazione politica che – come è stato disinvoltamente affermato – “non rinnega nulla”, e perciò celebra Almirante e la fondazione (dicembre 1946) del Movimento Sociale Italiano, guida il governo del Paese? Evidentemente, quando è parso esser giunto il momento opportuno, il post-fascismo atlantizzato e rinfrescato con lessico aggiornato (grondante “democrazia”) si è prospettato come «carta vincente» su cui ha puntato con successo, per i destini del nostro Paese, la “Grande Potenza Tutrice”. “La parabola della Repubblica” (Sellerio) è approdata, attraverso crisi drammatiche, successi e sconfitte, al furbesco recupero di un passato che si fingeva fosse superato. Una traiettoria che Luciano Canfora insegue, ricostruendo in tale prospettiva tappe fondamentali della storia repubblicana a partire dalla sua difficile nascita.

Luciano Canfora (1942) è professore emerito dell’Università di Bari. Con Sellerio ha pubblicato: La biblioteca scomparsa (1986), La democrazia come violenza (1982), Storie di oligarchi (1983), Il comunista senza partito (1984), La sentenza (1985, 2005), Vita di Lucrezio (1993, 2024), Demagogia (1993), Manifesto della libertà (1994), La lista di Andocide (1998), Un ribelle in cerca di libertà. Profilo di Palmiro Togliatti (1998), Un mestiere pericoloso. La vita quotidiana dei filosofi greci (2000), Il copista come autore (2002, 2019), 1914 (2006, 2014), 1956. L’anno spartiacque (2008, 2016), La meravigliosa storia del falso Artemidoro (2011), La trappola. Il vero volto del maggioritario (2013) e Guerra e schiavi in Grecia e a Roma. Il modo di produzione bellico (2023), Vita di Lucrezio (2024). Dirige la collana «La città antica» di questa casa editrice e la rivista «Quaderni di storia». Tra i suoi libri più recenti ricordiamo: Catilina. Una rivoluzione mancata (Laterza 2023), Lezioni di filologia classica (il Mulino 2023), Marx e i suoi scolari (Stilo Editrice 2023), Il fascismo non è mai morto (Dedalo 2024).

 

 

“LE PIUME DI DARWIN” DI FERDINANDO BOERO

“Le piume di Darwin” – saggio di Ferdinando Boero pubblicato da Laterza - è un invito a ripensare il modo in cui guardiamo il mondo. Non abbiamo bisogno di una teoria del tutto. Serve tornare a vedere il tutto. Il vivente è storicità, variabilità, unicità: ecco perché nulla è più complesso delle scienze della vita. Nel suo capolavoro “L’origine delle specie”, Charles Darwin per rimarcare la differenza tra la fisica e le scienze della vita propone un’immagine sorprendente: “Gettate in aria una manciata di piume, e tutte dovranno cadere al suolo secondo leggi definite. Ma come è semplice questo problema se confrontato con l’azione e la reazione delle innumerevoli piante ed animali che hanno determinato, nel corso dei secoli, i numeri proporzionali e i tipi di alberi che ora crescono su quelle vecchie rovine indiane!!.
Da questa frase prende avvio e spunto questo libro (sottotitolo “Perché la vita non si lascia ridurre a una formula”) per raccontare la natura come una storia: la storia di milioni di specie che, attraverso relazioni, conflitti e cooperazioni, hanno costruito gli ecosistemi del pianeta. Quello che dobbiamo avere chiaro è che lo stato vivente della materia è il più complesso dell’universo conosciuto e, quindi, studiarlo è la sfida più ardita che ci sia, tanto per gli scienziati quanto per chi – pur non dedicandosi alla scienza – ha un minimo di curiosità per capire quel che gli avviene attorno.
Dunque, la storia naturale è storia: descrive quel che è avvenuto e avviene e cerca di comprendere le cause che lo hanno determinato. Non possiamo chiederle di essere predittiva più di quanto non possiamo chiedere agli storici di prevedere la storia del futuro. Lo fanno gli economisti e, invariabilmente, falliscono. Questo significa che le scienze della vita non si lasciano ridurre a formule matematiche, a modelli deduttivi, né possono essere predittive come ad esempio la fisica. Quando si affronta la complessità della vita sono necessari altri approcci. Intrecciando scienza, storia naturale e riflessione culturale, Boero ha scritto un grande libro di storia naturale che riporta la natura al centro della nostra cultura. Che nasce osservando animali e piante, non costruendo modelli. La nostra intelligenza è nata fuori dai laboratori: è lì che dobbiamo tornare per capire il mondo che abitiamo. Ferdinando Boero è biologo marino ed ecologo. Ha insegnato nell’Università del Salento, dove è professore emerito di Zoologia, e nell’Università di Napoli Federico II ed è stato presidente della Fondazione Dohrn della Stazione Zoologica Anton Dohrn, di cui è chair. È associato a CNR-IAS e vicepresidente di Marevivo. Ha ricevuto, tra l’altro, la Grande Médaille Albert Ier pour l’Océanographie dell’Institut Océanographique de Paris (2005), il Tridente d’oro (2016) e la Medaglia dell’Accademia Nazionale delle Scienze per la classe di Scienze Fisiche e Naturali (2017). Tra le sue numerose pubblicazioni: Ecologia della bellezza (2006); Ecologia ed evoluzione della religione (2008); Economia senza natura. La grande truffa (2012); Ecco perché i cani fanno la pipì sulle ruote delle macchine (2018). Svolge attività di divulgazione e di riflessione sul rapporto tra scienza, ambiente e società e ha un blog su “il Fatto Quotidiano”.

 

(© 9Colonne - citare la fonte)
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