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Aumenta il ruolo delle donne nelle organizzazioni del narcotraffico

Aumenta il ruolo delle donne nelle organizzazioni del narcotraffico

di Piero Innocenti

Fa sempre un certo effetto parlare di criminalità al femminile; normalmente la criminalità si associa al genere maschile o alla donna come vittima, più raramente per il suo legame affettivo con un boss della criminalità organizzata. Per secoli alle donne è stata negata la possibilità di essere trasgressive e la loro eventuale devianza è stata attribuita a momenti di follia o di completa subordinazione all’uomo. Da un po’ di tempo, tuttavia, si è registrato un incremento apprezzabile del numero di  donne  con ruoli attivi nelle organizzazioni criminali, in particolare in quelle  del narcotraffico: in alcuni paesi latino americani, con incarichi non secondari, a volte rilevanti.

In Italia, sino ad oggi, il ruolo delle donne è stato abbastanza marginale e ha riguardato le attività di spaccio, di collegamento o di semplice custodia della “merce”. Nel 2024 (ultimo dato disponibile dalla relazione annuale della DCSA dell’ottobre 2025), le donne denunciate dalle forze di polizia per fatti collegati alle droghe sono state 1.697 ( di cui 1.205 per cocaina). Siamo dunque ancora lontani dal picco  (3.377) registrato nel 2010.
 Ben altre dimensioni ha il fenomeno nei paesi dell’America centro-meridionale. In Messico, negli anni passati, sono state molte le “bellezze” finite nei guai per il loro coinvolgimento nei gruppi di narcos. Nel dicembre del 2008 dietro le sbarre era finita la “regina” Laura Helena Zuniga Huizar (miss Sinaloa nel 2008), arrestata  con un gruppo armato di sei narcotrafficanti. Un anno prima, la stessa sorte era toccata a Emma Coronel, anche lei miss bellezza (di Durango), sposatasi a quindici anni  con “El Chapo”, capo del cartello di Sinaloa e da alcuni anni detenuto nelle carceri americane. Dieci anni prima , in carcere per narcotraffico, era finita Irma Lizzete Ibana, miss Jalisco nel 1972, assassinata 5 anni dopo mentre si recava all’Università di Guadaljiara per assistere ad una lezione di diritto.

Tra le ultime “miss” arrestate va ricordata Sandra Avila Beltran ( la “Regina del Pacifico”), grande trafficante di cocaina verso gli USA e cugina di Miguel Angel Felix Gallardo, uno dei grandi capi dei cartelli messicani; arrestata nel 2007 ed estradata negli Stati Uniti, è tornata in libertà nel 2015 ed oggi è una figura molto attiva sui social media.
Alcuni anni fa la DEA (agenzia antidroga americana) aveva una lista aggiornata delle donne messicane ricercate per narcotraffico. E parliamo di donne non con ruoli marginali  nella organizzazione criminale ma di veri “capi” che prendono decisioni, danno ordini, tracciano piani operativi e strategici, riciclano denaro sporco. Non va dimenticato che è stata una donna “La Nacha”, a costituire nel 1920 nella città di Juarez il primo cartello di narcos mentre toccò ad un’altra donna, Manuela Caro, anni dopo, a far costruire diverse piste di atterraggio clandestine in alcuni punti del paese, sulle quali arrivava il socio in affari, l’americano Mayer Lansky per caricare di cocaina i piccoli aerei.
Anche in altri paesi del centro-sud America negli anni passati si è rilevato un coinvolgimento sempre più marcato delle donne nel mondo criminale con la conseguenza di un incremento notevole di omicidi (ben 1.014 le donne assassinate in tredici Stati messicani tra il luglio 2007 e il 2008).

(© 9Colonne - citare la fonte)
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