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direttore Paolo Pagliaro

TRA MOSCA E LA NATO
IL FILO RESTA TESISSIMO

TRA MOSCA E LA NATO <BR> IL FILO RESTA TESISSIMO

“Io non ero presente. Noi, come il resto del mondo, abbiamo delle regole che disciplinano l'interazione tra le agenzie di intelligence. Non c'è niente di insolito in questo. E non c'è niente di insolito nel fatto che lo facciano in silenzio”. Così il ministro degli Esteri russo Sergey Lavrov (NELLA FOTO) durante un'intervista all'emittente televisiva RBC. Con queste parole l'esponente della diplomazia del Cremlino ha cercato di derubricare a ordinaria amministrazione la missione a sorpresa condotta a Mosca dal direttore della CIA John Ratcliffe lo scorso 25 agosto. Un viaggio informale ma strategico, confermato dal portavoce del Cremlino Dmitry Peskov, il quale ha precisato che l'inviato americano non ha incontrato il presidente Vladimir Putin, sebbene quest'ultimo sia stato puntualmente informato sui contenuti dei colloqui.

Dietro la facciata di una prassi istituzionale tra servizi di sicurezza si cela tuttavia una partita geopolitica ben più complessa e delicata. La missione di Ratcliffe nella capitale russa ha, con pochi margini di dubbio, inteso tracciare una linea d'allarme rossa nei confronti dell'escalation militare. Fonti diplomatiche e di intelligence indicano che la Casa Bianca ha voluto lanciare un avvertimento esplicito contro possibili provocazioni dirette ai Paesi del fianco orientale dell'Alleanza Atlantica, in particolare nei confronti di Estonia, Lettonia e Lituania. Durante gli incontri, la delegazione americana ha anche fatto pressione su Mosca affinché riduca il sostegno militare ed economico all'Iran e prenda atto del progressivo deterioramento della propria struttura economica e militare, sollecitando l'apertura di negoziati concreti per porre termine al conflitto in Ucraina.

Il clima resta tuttavia segnato da una marcata contrapposizione retorica. Nelle ultime settimane la leadership russa ha moltiplicato le esternazioni polemiche verso i Paesi della NATO che sostengono Kiev, alimentando il timore di nuove opzioni di guerra ibrida. Dai Baltici le reazioni oscillano tra la fermezza istituzionale e il tentativo di rassicurare le opinioni pubbliche locali. “La minaccia rappresentata dalla Russia e le possibili provocazioni contro la NATO devono essere prese sul serio, ed è proprio ciò che stanno facendo gli alleati”, ha dichiarato il ministro degli Esteri estone Margus Tsahkna, evidenziando come la valutazione del rischio da parte del suo Paese rimanga costante. Alle sue parole ha fatto eco la controparte lettone Baiba Braze, ribadendo il coordinamento con gli alleati per il rafforzamento della sicurezza. Più perentorio è stato il primo ministro lettone Andris Kulbergs: “Voglio dire chiaramente al popolo lettone: al momento non c'è motivo di preoccupazione. Il livello di minaccia militare per la Lettonia non è cambiato. Il rischio di un'invasione militare diretta della Lettonia è attualmente basso. Essere pronti ad affrontare una possibile minaccia non è la stessa cosa che essere pronti ad affrontare una minaccia imminente. Queste due cose non vanno confuse”.

Sul fronte politico americano, il presidente Donald Trump ha cercato di ridimensionare gli allarmi nel corso di un intervento alla Casa Bianca, sostenendo che l'autocrate del Cremlino “non attaccherà il territorio della NATO” e facendo riferimento a “buone discussioni” avute di recente con lui. L'inquilino della Casa Bianca ha precisato che la missione della CIA a Mosca era legata al dossier ucraino e non a imminenti pericoli per le nazioni dell'Alleanza, mentre la presidenza russa ha bollato le indiscrezioni della stampa americana come “notizie allarmistiche” prive di fondamento nella realtà. Nella giornata di ieri però la tensione sull'asse Mosca-Londra ha registrato un ennesimo picco: la portavoce del ministero degli Esteri russo Maria Zakharova ha minacciato la possibilità di colpire installazioni militari britanniche in Ucraina e oltre i suoi confini qualora vengano impiegati vettori a lungo raggio Storm Shadow contro il territorio russo.

PRESSIONE MILITARE SUL CAMPO E CRISI INFRASTRUTTURALE. Sul terreno i combattimenti mantengono un'intensità elevatissima lungo l'intera linea di contatto. Lo Stato Maggiore ucraino ha registrato ben 229 scontri a fuoco nella sola giornata di ieri, con il peso maggiore delle offensive russe concentrato nei settori orientali di Pokrovsk e Kostiantynivka. La pressione offensiva di Mosca continua a fare leva sulla superiorità numerica e d'artiglieria, cercando di aprirsi varchi nella cintura difensiva del Donbass.

Paralelamente al fronte terrestre, si combatte una logorante guerra aerea e infrastrutturale. Ieri le difese aeree di Kiev sono state impegnate in un'operazione di respingimento di vasta scala, riuscendo ad abbattere circa 120 droni d'attacco lanciati dalle forze russe su varie regioni del Paese. L'impatto dei raid continua tuttavia a pesare drammaticamente sui servizi essenziali della popolazione civile: un attacco condotto ieri contro la città di Kherson ha distrutto l'intera capacità di generazione della centrale termica locale, compromettendo gravemente la fornitura di riscaldamento in vista della stagione invernale. Gli attacchi aerei sono proseguiti anche nelle ultime ore, con la capitale ucraina che ha registrato 13 allarmi aerei nella sola giornata di ieri e nuove esplosioni udite nella notte.

SINERGIE REGIONALI E NODI ENERGETICI. Sul piano diplomatico e strategico regionale, il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha incontrato la presidente moldava Maia Sandu a Chisinau, in occasione delle celebrazioni per l'indipendenza della Moldavia. L'asse tra le due nazioni vicine punta a rafforzare la cooperazione logistica transfrontaliera e a coordinare le misure di sicurezza energetica per affrontare le criticità dei prossimi mesi invernali. I movimenti sullo scacchiere diplomatico e i colloqui d'intelligence riservati riflettono il tentativo di gestire una fase d'incertezza in cui la diplomazia ufficiosa cerca disperatamente di prevenire un allargamento diretto del conflitto. Resta tuttavia evidente lo scarto tra le rassicurazioni di facciata e la realtà di un confronto militare ed economico destinato a protrarsi a lungo. (28 AGO – deg)

(© 9Colonne - citare la fonte)
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