I ghiacci "si stanno sciogliendo più rapidamente che mai, soprattutto nell'Artico e nell'Antartico. E sulle cime più alte del mondo, quello che è successo in Nepal ne è una conseguenza diretta", “la settimana scorsa c'è stato un forte fenomeno di frammentazione all'imbocco del ghiacciaio Thwaites, in Antartide. Il suo scioglimento totale provocherebbe l'innalzamento dei mari mondiali di 65 centimetri, secondo alcune stime. E la scomparsa della calotta artica, che con il suo colore bianco riflette la luce solare, farebbe assorbire ancora più calore dall'Oceano”, “dobbiamo ormai prendere atto che le attuali strategie climatiche, incentrate sulla riduzione delle emissioni e sulla rimozione del carbonio, probabilmente non impediranno alle temperature di superare punti di non ritorno pericolosi. E non solo a causa d'un'ambizione politica insufficiente e dell'inerzia istituzionale, ma anche per una fondamentale discrepanza tra le dinamiche in accelerazione del sistema Terra e le tempistiche delle risposte politiche e tecnologiche". Lo afferma il glaciologo Peter Wadhams in una intervista a La Repubblica dopo il disastro in Nepal. Interpellato sul fatto se abbiamo ormai perso la battaglia di limitare il riscaldamento del Pianeta a 1,5 gradi in più rispetto all'era pre-industriale, l'esperto dichiara: "Penso proprio di sì. Ma si può fare ancora molto per limitare i danni e, appunto, stabilizzare il clima". E citando il suo ultimo studio scientifico spiega che "partiamo dalla constatazione che la lentezza con cui si agisce dipende da una grande sottovalutazione del rischio climatico e di quanto ci costerà agire in ritardo. Per questo suggeriamo un metodo che permetta di confrontare in modo scientifico i rischi legati agli interventi di mitigazione o adattamento con i rischi del riscaldamento che continua indisturbato". In merito al dibattito sui metodi di riflessione della luce solare sottolinea: "Vanno valutate tutte le possibilità, anche quelle controverse. La questione chiave non è se una tecnica comporti dei rischi, ma come questi rischi si confrontano con il rischio di un continuo riscaldamento della Terra". Riguardo agli effetti dell'arrivo di El Nino sulle aree equatoriali e sul Sudest asiatico, il glaciologo avverte: "È davvero terribile. Il primo pensiero va ai ghiacciai delle Ande e dell'Himalaya. Mi aspetto una perdita di ghiaccio senza precedenti e molte valanghe", "rischiamo di trovarci in una situazione in cui non avremo più strumenti per arginare gli effetti della crisi climatica. Non potremo fare altro che conviverci, ma con costi elevatissimi. Si pensi solo agli impatti sull'agricoltura a livello mondiale e quindi alla futura disponibilità del cibo e al suo prezzo". (28 ago - red)
(© 9Colonne - citare la fonte)




amministrazione