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direttore Paolo Pagliaro

L’81,4% UTILIZZA DISPOSITIVI NELL’ORA PRECEDENTE IL SONNO

L’81,4% utilizza dispositivi nell’ora precedente il sonno almeno qualche volta e il 45,7% spesso o sempre, con percentuali molto elevate fra i 18-24enni, di cui solo l’1,2% dichiara di non farlo mai; il “mai” sale progressivamente fino al 45,3% degli over 64. Il telefono rimane in camera durante la notte per il 77,5%: il 23,3% lo tiene acceso con notifiche attive, il 37,5% in modalità silenziosa o sonno e il 16,7% spento; mentre il 22,5% lo lascia in un’altra stanza. Gli utenti riconoscono in larga misura la personalizzazione algoritmica. Il 71,7% ritiene che le piattaforme mostrino contenuti coerenti con i propri interessi e il 56,3% che propongano novità capaci di stimolare curiosità. Il 29,7% attribuisce loro un’influenza su opinioni o stati d’animo. Fra i 18-24enni le quote salgono rispettivamente al 91,9%, 73,3% e 60,5%; fra gli over 64 la percezione dei contenuti personalizzati scende al 49,6% e quella dell’influenza al 17,4%. I giovani mostrano dunque maggiore consapevolezza della mediazione algoritmica, ma anche una più forte esposizione ai suoi effetti emotivi e cognitivi. Nel complesso, il 65,8% del campione valuta in qualche misura problematico il proprio rapporto con le tecnologie digitali. I livelli più elevati di criticità raggiungono il 41,9% fra i 18-24enni e il 30,2% fra i 25-34enni, per poi scendere nelle fasce d’età successive fino al 28,3% degli over 64, ma in questa fascia è più alta la quota che esprime la valutazione estrema (10,2% molto problematico), probabilmente perché una parte degli anziani sperimenta difficoltà specifiche di adattamento. Il 10,4% del campione ha cercato un aiuto professionale per problemi legati all’uso delle tecnologie (il 2,5% è attualmente in terapia e il 7,9% lo è stato in passato) mentre il 20,8% non lo ha fatto ma ci ha pensato. Nel complesso, il 31,2% ha quindi avuto un contatto con la questione della cura, almeno come possibilità. Fra i 18-24enni la quota sale al 43% e fra i 25-34enni al 38,4%; la maggioranza, tuttavia, continua a ritenere di non averne bisogno. Gli incroci fra percezione di problematicità e comportamenti consentono di individuare un profilo coerente. (red)

(© 9Colonne - citare la fonte)
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