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salute

Cancro, prosegue la sperimentazione del vaccino “guida” che indica al sistema immunitario cosa eliminare

La prima fase consiste nell’analizzare il tumore e confrontarlo con il tessuto sano del paziente


Immaginare un vaccino costruito sulle caratteristiche del tumore di una singola persona significa spostare ancora più avanti il confine della medicina personalizzata. È la prospettiva aperta dai vaccini antitumorali a mRNA, una tecnologia che sta entrando nella fase più avanzata della sperimentazione clinica e che potrebbe cambiare il modo di affrontare alcuni tumori. Il principio è diverso da quello dei vaccini tradizionali. Non si cerca di preparare una formula uguale per tutti, ma di individuare le caratteristiche molecolari del tumore di ciascun paziente e utilizzarle per addestrare il sistema immunitario. Nel caso del melanoma, una delle sperimentazioni più avanzate combina un vaccino personalizzato a mRNA con un farmaco immunoterapico. La prima fase consiste nell’analizzare il tumore e confrontarlo con il tessuto sano del paziente. Attraverso il sequenziamento genetico vengono individuate le mutazioni presenti nelle cellule tumorali e, tra queste, quelle che possono rendere il tumore riconoscibile dal sistema immunitario. Il vaccino viene quindi progettato sulla base di queste informazioni. “Non si tratta di creare un magazzino di un unico tipo di vaccino da somministrare a un gruppo di pazienti”, ha spiegato a National Geographic Catherine Wu, medico e ricercatrice del Dana-Farber Cancer Institute. “Si tratta, in realtà, di creare vaccini su misura per ogni singolo individuo”. L’obiettivo è rendere più efficace la risposta dell’organismo anche contro eventuali cellule tumorali rimaste dopo l’intervento chirurgico, riducendo così il rischio che la malattia torni a manifestarsi. È proprio la capacità di riconoscere con maggiore precisione le cellule malate a rappresentare uno degli aspetti più interessanti della strategia. “Si sta cercando di fornire al sistema immunitario una sorta di schema, una sorta di guida su cosa cercare e su come eliminarlo”, ha spiegato a National Geographic Janice Mehnert, oncologa della NYU e responsabile dello studio. Il percorso, tuttavia, non è ancora concluso. I risultati delle sperimentazioni dovranno confermare quanto osservato finora e chiarire per quanto tempo il beneficio possa durare. Resta inoltre la sfida della produzione: realizzare un trattamento specifico per ogni paziente richiede tempi e procedure differenti rispetto alla produzione di un farmaco standardizzato. La prospettiva, però, non riguarda soltanto il melanoma. La stessa tecnologia viene studiata anche per altri tumori, tra cui quelli della vescica e del polmone. Se i risultati saranno confermati, la possibilità di progettare una terapia sulla “firma” genetica del tumore potrebbe rappresentare un ulteriore passo verso un’oncologia sempre più individualizzata. “Se questa terapia dovesse funzionare anche per altri tipi di tumore, potrebbe davvero rappresentare una svolta epocale”, ha dichiarato Mehnert a National Geographic.

(© 9Colonne - citare la fonte)
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